Giovanna Davide: «Dalle moto degli anni Ottanta al banco della Despar, il giornale è il filo che unisce la mia famiglia»

L'impiegata udinese racconta una vita vissuta tra le pagine del Messaggero Veneto: dal ricordo del terremoto del '76 al rito della nonna Bruna che fermava la corriera per non restare senza notizie.

Sara Palluello
Giovanna Davide, Udine
Giovanna Davide, Udine

 

C’è chi il giornale lo legge. E chi, prima ancora, lo vive. Giovanna Davide, 56 anni, udinese, impiegata alla Despar, appartiene decisamente alla seconda categoria. Perché il Messaggero Veneto nella sua vita non è solo un’abitudine: è un filo che lega infanzia e lavoro, ma anche le conversazioni della sera. Il primo ricordo risale al 1976. Lei aveva sette anni e il terremoto scuoteva il Friuli. «In casa lo prendevano per sapere cosa succedeva nel Gemonese e nel Tarvisiano, dove avevo parenti». Niente aggiornamenti in tempo reale, niente social: la realtà passava da lì, da quelle pagine stampate che cercavano di dare un ordine al caos. È così che il giornale entra nella sua vita, con il peso delle notizie vere.

Poi arrivano gli anni della quotidianità. I nonni, originari di Tarvisio, lo leggevano religiosamente. «Mio nonno, dopo pranzo, si sedeva sulla poltrona e leggeva il giornale». E sua madre, nel negozio di alimentari di famiglia, in via Paolo Sarpi, tra un cliente e l’altro trovava il tempo per sfogliarlo. Giovanna osservava e imparava.

Oggi il cerchio si è chiuso. Giovanna, il Messaggero Veneto lo vende ogni giorno, al banco della Despar. Lo vede passare tra le mani dei clienti. E poi, a fine turno, lo compra. «Per vedere la cronaca di Udine, i fatti della mia città. E anche se muore qualche cliente». La lettura è il suo spazio, «un momento tutto per me». Poi la sera, a cena, il giornale diventa confronto con il compagno. E se per caso è lontana da casa? Non se ne parla nemmeno: «Chiedo di mandarmelo».

La sua è anche una storia di movimento, non solo di lettura. Negli anni Ottanta, quando le donne in moto erano ancora una rarità, Giovanna e le altre della sua famiglia (madre, sorella, cugine) erano già in sella: «Eravamo pioniere». Oggi continua, con il figlio, stessa passione, stesso rombo. E poi un ricordo che vale più delle parole. La nonna Bruna, da Tarvisio, che prende la corriera per Udine. In braccio i grissini. E sotto il braccio, inevitabile, il Messaggero Veneto. Un gesto ostinato, fatto obbligando l’autista a fermarsi per permetterle l’acquisto. Giovanna oggi continua quella storia a modo suo. Tra uno scaffale e la cassa, tra una pagina di cronaca e i ricordi di vita vissuta.

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto