Gabriele Pitassi: «Il giornale è come il pane, va mangiato fresco. A Lovaria ci autogestiamo per averlo all'alba»

L'ex sindaco di Pradamano ed ex vigile del fuoco racconta il rito della "piccola edicola improvvisata" al distributore di benzina e cinquant'anni di fedeltà alle pagine del Messaggero Veneto

Sara Palluello
Gabriele Pitassi, Lovaria
Gabriele Pitassi, Lovaria

Quella di Gabriele Pitassi è la storia di un abbonato e di un paese che ogni mattina si ritrova attorno al Messaggero Veneto. A Lovaria, piccola frazione di Pradamano, il giornale arriva ancora come una volta: all’alba. Non c’è edicola, non c’è bar. Ogni mattina, verso le 6, un pacco di quotidiani viene appoggiato nello stesso punto, al distributore di benzina, che per una ventina di famiglie è diventato “una piccola edicola improvvisata”. Alle 6 e un quarto precise arriva anche Gabriele, 67enne, nato a Udine ma «autoctono di Lovaria a tutti gli effetti», dice. Per 38 anni ha fatto il vigile del fuoco e ora è in pensione. Ma la sua giornata continua a cominciare presto. Con il giornale.

«Il giornale è come il pane: o lo mangi fresco o dopo mezzogiorno non ha più lo stesso sapore. Qui funziona così – spiega –: il pacco arriva e ognuno passa a prendersi il suo. Poi c’è chi li porta nel borgo di sopra e chi nel borgo di sotto. Siamo autogestiti al massimo». Da bambino il Messaggero Veneto entrava ogni giorno in casa sua. «Una volta si comprava, poi ho scoperto che una cugina lavorava in amministrazione al giornale e ho chiesto dell’abbonamento». Da allora sono passati 50 anni di mattine uguali e diverse, di pagine sfogliate prima di uscire o davanti al caffè. «La prima cosa che leggo sono le lettere al direttore perché secondo me sono gli articoli più genuini. Non sono filtrati. Poi si torna indietro, pagina dopo pagina».

La politica nazionale lo interessa meno. Lui la politica locale l’ha fatta per una vita. A Pradamano è stato anche sindaco, dal 20024 al 2014. «Ma quello che mi interessa davvero – dice – è sapere cosa succede nei nostri paesi. Una volta sul giornale c’erano più titoli dedicati ai comuni. Sono le notizie che cerchiamo». Perché nei piccoli centri la cronaca locale non è un dettaglio: è la trama quotidiana della comunità. A Lovaria, per esempio, il giornale è quasi un rito collettivo. «Qui siamo tutti abbonati. Non abbiamo edicole né bar. Dove non c’è niente, almeno abbiamo il giornale». Per anni il quotidiano è stato anche un oggetto di famiglia. «Io e mia moglie Giuliana lo leggevamo dopo pranzo. E anche i nostri tre figli lo leggevano sempre. Oggi è diverso. Loro ormai vanno sul cellulare». Però il giornale continua a girare.

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