Federica Olivo: «Il Messaggero aiuta a orientarsi, in famiglia è lo strumento per verificare i fatti»
La storia di Federica Olivo e Massimo Fabbro a Ceresetto: dai riti della colazione all'archivio di 500 ritagli sportivi conservati nel tempo in occasione degli 80 anni del Messaggero Veneto.

In casa Olivo-Fabbro, a Ceresetto di Martignacco, il Messaggero Veneto entra quasi ogni giorno. Federica Olivo, 54 anni, libera professionista e titolare di una bottiglieria, lo racconta così: «Lo ha sempre preso mia mamma, Regina, che, dopo pranzo, finiti i lavori di casa, si ritagliava il suo tempo per leggerlo. E di riflesso gli ho sempre dato un’occhiata anch’io». Federica, invece, lo sfoglia al mattino presto, facendo colazione. Cerca soprattutto la cronaca e, come capita a molti, dà anche un’occhiata ai necrologi. Lo sport, in casa, è quasi un capitolo a parte. Perché Massimo, il compagno di una vita, è «fin troppo sportivo».
Da giovane è stato un giocatore provetto di calcio, e ancora oggi segue le partite, confronta quello che vede in televisione e sui social con quello che legge sui giornali. «Il Messaggero Veneto, per lui, è uno degli strumenti per verificare, capire, mettere insieme i pezzi» racconta lei. «Oggi l’informazione arriva da tante parti, spesso un po’ di parte. Bisogna farsi un’idea propria, tenere una posizione equilibrata», dice. È una visione matura del giornalismo: «Raccontare i fatti, aiutare le persone a orientarsi, magari anche a guardare la realtà con un po’ più di fiducia, portare il popolo verso la positività», aggiunge. Federica il giornale lo sfoglia soprattutto per quello che riguarda Martignacco, Udine e la zona collinare. Sorride dicendo che una cosa le manca: «La moda. È una cosa che mi piace tanto e che vorrei leggere di più». Ma fa parte del gioco: ogni lettore cerca nel giornale qualcosa di suo.
C’è poi un capitolo che lega questa storia al passato e alla memoria. La mamma di Massimo, Anita, per anni – e senza dire niente – ha ritagliato gli articoli che parlavano delle partite del figlio quando giocava a calcio. «Alla fine glieli ha consegnati tutti: circa 500 articoli, raccolti in una cartellina che ancora oggi conserva». Formazioni, cronache, riconoscimenti, persino un “top 11” da calciatore, in un’epoca, la fine degli anni Ottanta, in cui si diceva che avesse un destino segnato per bravura. Pietro, il figlio, legge i risultati sportivi il lunedì: «Lo fa anche se li conosce già dalla domenica sera perché anche lui gioca a calcio, come suo papà, e sempre nella stessa squadra con cui ha iniziato, il San Daniele».
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