Erminia Di Gianantonio: «A 106 anni leggo il mio Friuli da Pisa, il giornale è il filo che mi lega alle radici»

Dalla salvezza del marito dalle foibe alla vita in Carnia e Trieste: l'incredibile secolo di Erminia, che continua a sfogliare il Messaggero Veneto senza occhiali per sentirsi ancora a casa

Sara Palluello
Erminia Di Gianantonio, Trasaghis
Erminia Di Gianantonio, Trasaghis

Il giornale attraversa l’Italia per raggiungere una lettrice che ha attraversato la storia. A 106 anni Erminia Di Gianantonio continua a fare una cosa che la accompagna da sempre: leggere il Messaggero Veneto. Anche se oggi vive a Pisa, lontana centinaia di chilometri dalla sua terra d’origine, il Friuli. Erminia nasce nel 1919 ad Avasinis, frazione di Trasaghis, in una famiglia contadina. Il padre, emigrato in Argentina, mandava i soldi per sostenere la famiglia mentre lei, bambina, aiutava la madre e le sorelle nella vita quotidiana.

Ha attraversato tutto il Novecento: «La spagnola appena sfiorata, gli anni Trenta in cui girava un po’ il soldo, poi la guerra, la fame, l’occupazione», racconta. In Carnia vide arrivare i cosacchi arruolati sotto il Terzo Reich. Li vide vivere accanto alla popolazione e poi sparire, «riconsegnati ai sovietici e sterminati perché considerati traditori». Nel 1945, a Trieste, sposò un finanziere. Era incinta di due gemelli quando la storia le passò davanti con brutale violenza: il marito fu catturato per essere infoibato. Fu lei a salvargli la vita. Camminò dietro ai soldati aspettando che una guardia si distraesse, gli diede abiti civili e lo trascinò dentro la folla di Trieste, sottraendolo alla deportazione. Così salvo anche il suo matrimonio e le sorti dell’intera famiglia. Senza mai volersene vantare.

Poi arrivarono gli anglo-americani e la città libera di Trieste. Di quel periodo, Erminia ricorda l’idea concreta che la vita potesse ricominciare. Trieste, Gorizia, Udine, poi Lecce e infine Pisa, dove oggi vive vicino al figlio Paolo Cucurachi, in una residenza assistita. A 99 anni ha superato un’operazione al femore; a 106 una seconda frattura non l’ha fermata nello spirito. Chiacchiera, legge. Senza occhiali. E vuole il “suo” giornale. Quando viveva in Friuli, il Messaggero Veneto era sempre sul tavolo di casa: il marito lo comprava ogni giorno e lo leggevano insieme. Oggi il giornale arriva grazie ai parenti. Lo apre con calma, cercando soprattutto la cronaca di Udine. Vuole sapere cosa succede nei luoghi della sua vita e restare parte della comunità friulana. Ha votato al referendum tra monarchia e Repubblica, ha partecipato a tutte le elezioni e ancora oggi chiede il seggio quando si avvicina una consultazione.

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