Elena Geremia: «Il Messaggero è un fratello maggiore, ha annunciato la mia nascita tra i nati di Udine»

Il racconto di Elena Geremia, di Pasian di Prato, e il legame affettivo con il quotidiano tra ricordi d'infanzia e ritagli di famiglia in occasione degli 80 anni del Messaggero Veneto

Sara Palluello
Elena Geremia, Pasian di Prato
Elena Geremia, Pasian di Prato

Per qualcuno il Messaggero Veneto è una sorta di “fratello maggiore”. Esagerato? Nemmeno un po’. L’arrivo di Elena Geremia, il 24 marzo 1983, è stato annunciato proprio dal giornale, che già abitava la casa della sua famiglia. «Ai tempi era in uso la rubrica dei nati di Udine – racconta – e quel trafiletto è diventato il primo ritaglio incollato nel mio album dei ricordi. Prima ancora delle foto, il giornale». Nata a Brazzacco di Moruzzo, 42 anni, casa a Pasian di Prato, Elena lavora come segretaria della Pastorale giovanile diocesana.

«Ho sempre visto il giornale sul tavolo e l’ho sempre sfogliato E anche adesso, quando torno dai miei, chiedo di darmi i Messaggeri». In famiglia l’abbonamento è una costante, anche in vacanza. «Quando andavamo a Grado e lo compravamo trovavamo la sezione di Gorizia. Così per leggere quella di Udine abbiamo spostato l’abbonamento e ce lo siamo fatto spedire – ricorda –: praticamente veniva al mare con noi». C’è un’immagine che Elena conserva con particolare affetto: l’attesa del postino e il gesto di andare a prendere il giornale nella cassetta delle lettere. Nel tempo il giornale si è trasformato, nel formato e nei contenuti, «ma è sempre bello». È cambiata l’editoria, e lei lo capisce, «una volta era un po’ più ricco sulle pagine dei comuni, ma è il segno dei tempi», osserva.

Ciò che non cambia è quello che lei cerca: il racconto del territorio. Elena va subito nel collinare dove è nata e cresciuta, i paesi vicini, le storie che magari non conosce «per rimanere sul pezzo, per vedere cosa accade». Il suo desiderio? «Trovare sempre più spazio per le belle cose. Mi piace quando vengono raccontate le cose virtuose, non solo la cronaca nera. Che il giornale continui a essere non solo specchio dei problemi, ma anche vetrina delle energie buone. Proprio come un fratello più grande – dice –, giorno dopo giorno, ti racconta cosa succede fuori».

E sui ritagli, dice che «non sono solo carta: riattivano l’emotività del ricordo». Come quello della sua nascita o come quelle piccole tradizioni di una volta. «Mia mamma ricorda quando sul Messaggero si potevano fare gli auguri gratuiti per l’onomastico o il compleanno». Un altro segno di quanto il giornale fosse intrecciato alla vita quotidiana, alle relazioni, alle famiglie. —

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto