Edoardo Passon: «A me il giornale sul cellulare non convince, mi piace sentire la carta sotto le dita»
Il racconto di Edoardo Passon, ex elettrotecnico di Terenzano, e il rito quotidiano della lettura condivisa con la moglie in occasione degli 80 anni del Messaggero Veneto

Qui la particolarità non è solo leggere il Messaggero Veneto, ma come lo si legge: dividendolo in due con la moglie, ogni giorno, con precisione. Un’abitudine quotidiana che Edoardo Passon, 80 anni, rispetta pedissequamente. «Dopo pranzo ce lo smezziamo: metà a me, metà a Giuliana. Poi ce lo scambiamo». Edoardo è stato un elettrotecnico: ha lavorato dodici anni alla Safau come elettricista, poi in una fabbrica, quindi quindici anni alla Geatti Zanussi Grandi Impianti di Terenzano come tecnico.
Il rapporto con il giornale nasce nel lontano 1983. «I miei genitori lo prendevano ogni tanto. Io invece, quando lavoravo, lo prendevo ogni giorno», dice. All’epoca girava spesso con il furgone tra Grado e Gorizia, e il giornale diventava compagno fisso della pausa pranzo. Sul sedile c’erano due testate: una era il Messaggero Veneto. Poi, col tempo, la scelta si è semplificata. «Ho tenuto solo lui. Mi sembrava più utile, più vicino: le notizie della regione». Oggi la routine è scandita con la stessa puntualità di un turno in fabbrica: alle 7-7.30 del mattino è in paese a prenderlo. «Lo leggo intero», dice. E solo dopo arriva il momento della divisione con Giuliana. A Edoardo piace un po’ tutto, ma con qualche riserva. «Non vorrei tanta pubblicità: ruba spazio alle notizie. Meglio più articoli». E poi c’è il calcio del lunedì: «Avevo fatto una promessa, solo il lunedì. Perché sono troppe squadre, squadrette…».
Lui che sul giornale non c’era mai finito, adesso racconta che, con questa occasione, è il secondo articolo in breve tempo. «Sono anche uno di quelli che sono andati in Slovacchia con gli alpini di Osoppo per dare una mano. Lo faccio da anni. Io sono artigliere da montagna, 3º reggimento, gruppo Osoppo, 26ª batteria». Il giornale, in famiglia, ha sempre circolato. C’era anche “l’altro nonno” che lo leggeva: «Io glielo andavo a prendere. E anche mio genero mi chiedeva di portare il giornale a suo papà», prima che tutto finisse risucchiato dagli schermi.
Oggi «i giovani sono presi da quel maledetto telefonino. A me il giornale sul cellulare non convince. Mi piace sentire la carta sotto le dita, sfogliarlo. “Fruia lis cjartis”, toccare le pagine». E ricorda ancora quando il giornale sapeva di inchiostro fresco «aveva una bella personalità».
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