Dino Coppino: «Dopo una vita sulla strada, il giornale è il mio modo per restare aggiornato»

La testimonianza di Dino Coppino, ex autista di Sclaunicco, e il suo legame trentennale con la carta stampata tra ricordi e cronaca locale in occasione degli 80 anni del Messaggero Veneto

Sara Palluello
Dino Coppino, 82 anni, Sclaunicco
Dino Coppino, 82 anni, Sclaunicco

Ottantadue anni, quasi 58 di matrimonio con Ilva e una vita in movimento. Dino Coppino, di Sclaunicco, frazione di Lestizza, non è mai stato fermo un giorno. Prima elettricista, poi imbianchino, tecnico di elettronica ed elettrodomestici. Dal 1971 autista per il Consorzio latterie: per 23 anni ha consegnato il latte, entrando ogni mattina in negozi e bar di mezzo Friuli. «Ho fatto un po’ di tutto», dice, con 31 anni di pensione già alle spalle. Il Messaggero Veneto entra nella sua routine proprio in quegli anni sulla strada.

«Quando mi fermavo per un caffè o un panino, leggevo il giornale che trovavo lì». Simpaticamente, un modo per restare aggiornato mentre il furgone riposava. Poi, con la pensione e l’apertura dell’edicola in paese, è diventata un’abitudine quotidiana: da più di 30 anni lo compra ogni giorno. «Se dovessi mettere tutte le copie in una stanza, non so se ci starebbero», scherza. Dino legge soprattutto le notizie della zona. Dopo aver girato tanto per lavoro, gli piace sapere cosa accade nelle comunità che ha attraversato.

La politica lo fa arrabbiare: «Discutono tra loro e non vedono i problemi veri». Lo sport non lo appassiona molto, ma un occhio all’Udinese lo dà sempre. E adesso che ci sono le Olimpiadi, segue volentieri le imprese degli italiani: «Sono bravissimi», dice orgoglioso. Il giornale lo accompagna anche nei momenti più difficili: «Quando vado in ospedale, lo porto via e lo leggo anche lì».

In casa, il Messaggero Veneto passa di mano. La moglie Ilva lo sfoglia, legge ciò che le interessa. «Non discutiamo mai: ognuno tiene le proprie idee. Solo se merita, ne parliamo un po’». Le figlie vivono fuori: una hostess a Bergamo, l’altra a Tissano di Santa Maria la Longa, impiegata a Udine. L’unico maschio, l’ha perso meno di una decina di anni fa per una malattia fulminante. Un amore che non finisce, un dolore che mai lo abbandona. I nipoti sono sempre di corsa. «Non hanno tempo. Quando vengono qui, magari sbirciano qualcosa». La carta resta soprattutto sua, come i ricordi «la compagnia nei bar di una volta», l’abitudine costruita negli anni. Un gesto semplice di chi, dopo una vita passata a consegnare latte all’alba, continua ogni mattina a consegnarsi un po’ di mondo, pagina dopo pagina.

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