Dina Rodaro: «Dal camice al caffè ad Avasinis, il giornale è il presidio che tiene vive le nostre comunità»
L'ex medico di famiglia e assessore racconta cinquant'anni di cronaca: dai sismogrammi del '76 al rito collettivo nel bar del paese, dove il Messaggero Veneto resta l'ultimo baluardo di socialità per gli 80 anni della testata

Nel piccolo bar di Avasinis, tra una tazzina di caffè e un plico di pagine che passano di mano in mano, il Messaggero Veneto continua a tenere insieme le persone, costruire comunità. Per la dottoressa Dina Rodaro, 68 anni, il Messaggero Veneto è stato, fin dall’inizio, uno strumento per capire, orientarsi. E oggi, in pensione, è diventato anche motivo di incontro.
Nata a Trasaghis e oggi tornata a vivere ad Avasinis, Rodaro ha trascorso gran parte della sua vita professionale a Pagnacco, come medico di famiglia tra Plaino e Feletto Umberto. Una presenza costante per intere generazioni di pazienti, a cui ha affiancato anche un lungo impegno amministrativo: per quindici anni è stata assessore alla sanità e alle politiche sociali del Comune. Una vita intensa, scandita da responsabilità e relazioni. Tutto comincia nel 1976.
«Avevo 18 anni, e il Messaggero era l’unico giornale – racconta –. Ricordo ancora la prima pagina con il grafico delle scosse». Da lì nasce l’abitudine: leggere per capire, per seguire ciò che accade attorno. Gli anni dell’università a Trieste interrompono solo in parte questo legame. Il giornale è difficile da trovare, nella casa dello studente non arriva con regolarità, e così entra nella sua routine Il Piccolo. È con il lavoro a Pagnacco che il Messaggero torna, al bar Vanity, accanto all’ambulatorio. «Verso le 11.30-12 passavo sempre lì. Donatella, la proprietaria, sapeva che arrivavo e mi preparava il giornale. “La dottoressa deve leggere il Messaggero” diceva».
Poi la pensione, arrivata sei anni fa. E il ritorno alle origini: Avasinis, la casa ristrutturata vicino alla chiesa, il padre ancora presente, la scelta di tornare dove tutto era iniziato. Un cambio di ritmo, ma non di abitudini. «Alle 8.30 ci troviamo al bar. È uno dei pochi presìdi rimasti nel paese, la piccola gastronomia ha chiuso da un anno, e diventa un punto vitale di socialità. Se manca il bar, guai. Qui il Messaggero Veneto si legge insieme: si sfoglia, si passa di mano, si commenta. Un’ora e mezza tra chiacchiere e lettura». Le grandi vicende nazionali scorrono veloci, già viste in televisione. L’attenzione si concentra sul territorio: Udine, la regione, le politiche socio-sanitarie. «Viviamo qui, è questo che interessa». E poi i temi più vicini: il Tagliamento, il lago, il destino del territorio. «Sono discorsi importanti per noi».
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