Cristina Leita: «Tutto è cominciato con un annuncio sul giornale, mi ha portato dritta al lavoro»
Il racconto di Cristina Leita, ex psicologa della Regione e volontaria di Colloredo di Monte Albano, e la sua proposta per un dialogo intergenerazionale in occasione degli 80 anni del Messaggero Veneto

Per Cristina Leita il Messaggero Veneto non è soltanto un giornale, ma è stato il mezzo che l’ha portata dritta e spedita verso uno degli obiettivi della vita: il lavoro. Negli anni Ottanta suo padre Emilio, come tanti, andava al bar al mattino a leggere il quotidiano.
Un giorno si imbatté in un annuncio: la Regione Friuli Venezia Giulia, direzione Istruzione e Cultura, cercava psicologi. Tornò a casa con quella notizia, e Cristina non perse tempo: mandò la domanda. La chiamarono, andò a Trieste, e iniziò così il suo lavoro in Regione, occupandosi di orientamento nelle scuole medie e superiori del Collinare. «Pensa la fortuna, a quei tempi – dice –. Tutto è cominciato da un articolo letto su quelle pagine».
Oggi Cristina ha 73 anni e da quando è in pensione è volontaria nella biblioteca di Colloredo di Monte Albano. La sua vita professionale è cambiata, ma il rapporto con il Messaggero Veneto è rimasto stabile. «All’epoca il giornale arrivava nei bar e succede ancora adesso – racconta –. Nella mia famiglia siamo stati abbonati per anni. Poi, da quando sono cambiati gli orari di consegna, ci siamo organizzati con l’edicola vicino a casa». In un modo o nell’altro, il Messaggero è sempre entrato in casa loro. E continua a farlo. «Siamo molto fedeli. Soprattutto alla carta stampata». Per Cristina il quotidiano deve essere cartaceo. Sfoglia prima la politica estera, poi quella interna, e quindi arriva alla parte che le sta più a cuore: la cronaca locale. «Le notizie dei comuni vicini, la presentazione di un libro, l’esibizione di un coro, l’inaugurazione di qualcosa, un convegno – dice –. Quello che avviene attorno a me mi fa sempre piacere leggerlo. Poi ci sono le pagine di cultura e spettacoli, i film in programmazione a Udine o al Teatrone, e gli articoli sugli autori locali. È un modo per restare dentro la vita culturale del territorio, anche quando non si può essere ovunque».
Cristina è convinta che lo spazio della cultura possa diventare anche uno spazio di incontro tra generazioni: «Si potrebbero leggere articoli ai giovani che oggi sono più lontani dai quotidiani, commentare i fatti del Messaggero Veneto insieme, magari con gli anziani che lo leggono di più e ce l’hanno a disposizione. Una sorta di dialogo nonni-nipoti».
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