Claudio Durisotti: «Il giornale riempie il silenzio e dà il ritmo alle mie mattine»

Dall'edicola di Colloredo di Monte Albano ai ricordi del terremoto: la storia di Claudio Durisotti e del suo legame indissolubile con la carta stampata in occasione degli 80 anni del Messaggero Veneto

Sara Palluello
Claudio Durisotti, Colloredo di Monte Albano
Claudio Durisotti, Colloredo di Monte Albano

Per Claudio Durisotti il giornale è una presenza che riempie il silenzio. Oggi ha 64 anni, vive a Colloredo di Monte Albano e dice le cose come gli vengono: «Se non ce l’hai in casa, ti sembra strano». Quel «ce l’hai» è il Messaggero Veneto. Il loro rapporto nasce nel periodo del terremoto del 1976. Era da poco successo, e suo padre lo comprava «per capire cosa stava accadendo. Quasi ogni giorno. Così, senza grandi discorsi, è diventata un’abitudine». Claudio allora faceva l’elettricista; poi ha passato 25 anni in Autogrill; infine ha rilevato l’edicola del paese, che ha gestito per 13 anni. Il giornale, in tutto questo, non è mai uscito di scena.

Oggi in casa con lui ci sono un gatto, quattro galline. E il Messaggero Veneto. Arriva ogni giorno, glielo porta un ragazzo. «Se non arriva, chiedo: “ma oggi non è arrivato?”». Lo potrebbe leggere anche online, dice. Ma poi scrolla le spalle: «La carta è la carta». Ogni mattina, prima di aprirlo, dentro di sé ripete la stessa frase: «Vediamo cos’è successo di nuovo». E intanto mezz’ora, un’ora, se ne va così. A leggere. «Tiene compagnia», dice. Ma senza accompagnare la lettura al caffè «in un quarto di secolo in autogrill ne ho fatti parecchi, basta così».

Questa è la prima volta che finisce lui sul giornale. E ne fa dell’ironia: «Di solito, se finisci sul giornale, è per brutte cose. Questa volta no». Quando era edicolante ne ha viste parecchie. Si ricorda bene quando, qualche anno fa, a Colloredo scoppiò la storia del campo Ogm. «Sembrava un campo di guerra: poliziotti, finanzieri, forestali...». E, soprattutto, una valanga di copie vendute. «Il Messaggero Veneto veniva sempre spazzolato». Lui di solito teneva da parte i giornali per i clienti fissi, ma quella volta non bastò. Per questo salì in macchina e andò a Buja a cercarne altri, pur di accontentare la gente. «C’è stata una vendita memorabile».

Cosa legge oggi Claudio? «Un po’ di tutto». Anche lo sport, che legge volentieri. La politica nazionale, invece, la salta: «La sento già al telegiornale e da altre parti». I giornali poi non li butta, ma li tiene da parte per un po’. «Magari ritrovo una cosa che mi serve dopo qualche settimana. In casa, con il gatto che gira e le galline fuori, il giornale diventa quasi una presenza viva – conclude –, dà un ritmo alle mattine».

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