Anita Marini: «A 101 anni vado al bar per il mio caffè e il giornale, leggere è partecipare al mondo»

Dall'osteria di famiglia a San Daniele al voto per la Repubblica: la storia di Anita, che a un secolo di vita non rinuncia al rito quotidiano del Messaggero Veneto per restare cittadina attiva.

Sara Palluello

A 101 anni Anita Marini è un secolo di storia italiana vissuta pagina dopo pagina. Ogni giorno esce di casa, scende al bar, ordina un caffè e legge il Messaggero Veneto. Anita è nata e cresciuta a San Daniele. Il padre svolgeva servizio pubblico, «faceva il tassista quando i taxi erano ancora automobili di paese» e gestiva anche un’osteria. È lì che Anita ha imparato a stare tra la gente. Da ragazzina lavorava già dietro il banco, osservando clienti, conversazioni, abitudini. E tra quelle c’era sempre un giornale. Gli uomini lo leggevano tra un bicchiere di vino e una partita a carte, lei la domenica mattina, giorno in cui suo padre lo comprava regolarmente.

Da giovane, Anita frequentava spesso Udine. In piazzetta Antonini, nella storica pasticceria Galanda – gestita da cugini stretti – dava una mano e, proprio lì, conobbe l’uomo che sarebbe diventato suo marito, Valerio Zandigiacomo. Una famiglia di artigiani e artisti restauratori, originari di Auronzo del Cadore, capaci di lavorazioni ormai scomparse, come la doratura del cemento: loro, l’oro lo sapevano davvero “dare” alla materia.

Anita attraversa il Novecento lavorando, mettendo su famiglia, osservando il mondo cambiare. Ha fatto la quinta elementare, ma la curiosità non l’ha mai abbandonata. Ha sempre letto: giornali, riviste, perfino l’Informatore Agrario del figlio entomologo. Leggere, per Anita, non è mai stato un passatempo: «È un modo per partecipare», dice. Ha votato al referendum tra Monarchia e Repubblica. E ancora oggi insiste per andare alle urne: «Sale le scale del seggio senza aiuti, determinata come allora», dice la figlia Sandra.

Oggi vive sola nella casa di famiglia. Si alza verso le dieci, si prepara e poi esce. La destinazione è sempre la stessa: il bar. Caffè, brioche e il giornale davanti. Resta lì fino a mezzogiorno. Legge tutto, senza saltare nulla. Anche la pagina dei necrologi, che osserva con ironia, commentando spesso in friulano: «No cognoss nissun», non conosco nessuno. Nei weekend, quando la famiglia si riunisce dai figli, il Messaggero Veneto viene comprato apposta per lei. Anche in vacanza, non manca: durante i soggiorni al mare, la figlia le mostra le notizie sul telefono, «perché qualcosa del mondo bisogna sempre saperlo».

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