Claudio Cattarossi: «Dalle vendite di auto all’impegno civico, il giornale racconta la mia Udine da sessant'anni»
Il titolare dello storico autosalone e vicepresidente di Identità Civica ricorda l'eredità del padre "Catbe" e il valore del quotidiano come motore commerciale e bussola cittadina per gli 80 anni del Messaggero Veneto

C’è chi cambia lavoro, città, passioni. E chi vi resta fedele sempre. Claudio Cattarossi, 65 anni, titolare di un autosalone, fa lo stesso mestiere da mezzo secolo e ogni giorno inizia con un gesto che per lui è naturale quanto aprire l’ufficio: leggere il giornale. Il Messaggero Veneto entra in casa – al tempo della sua famiglia – negli anni Sessanta. Suo padre Giuseppe lo comprava quotidianamente «per un periodo scrisse anche per le pagine sportive di un giornale di Trieste firmandosi Catbe» racconta Claudio con orgoglio e un po’ di commozione.
Il giornale era sul tavolo a colazione, poi lo seguiva in ufficio. Oggi lo legge ogni mattina tra un cliente e l’altro, oppure con calma durante la giornata, quando gli impegni lo permettono e ci si può dedicare con calma. Prima uno sguardo al mondo, poi l’attualità e soprattutto la cronaca di Udine, che sente vicina anche per il suo impegno pubblico: è stato presidente di circoscrizione ed è vicepresidente di Identità Civica. «Sapere cosa succede in città è fondamentale», racconta.
Il giornale, in fondo, ha accompagnato il suo percorso politico. Per cinque anni il suo nome è comparso tra le pagine locali e a casa conserva ancora tutti i ritagli. «E poi quando c’era la rubrica Automotocicli, fino ai primi anni Duemila, gli articoli dedicati alle auto diventavano un vero richiamo commerciale – ricorda –. La gente leggeva e poi mi contattava. Ho venduto tante vetture grazie a quelle pagine».
Oltre a questo nella sua memoria restano impressi i momenti legati agli anni del terremoto, lo scoppio che ha coinvolto i magazzini della ditta Perotti in via San Rocco – abitava poco distante –, fino alla pandemia. Eventi difficili che Claudio ricorda anche attraverso il racconto puntuale del giornale, capace di seguire da vicino. Non legge più lo sport perchè «da quando ha lasciato la pallacanestro ha smesso di seguirlo». Ma la passione per l’informazione continua anche in famiglia. La figlia Sara legge il giornale in ufficio, interessandosi soprattutto alla cronaca locale. E poi c’è la mamma, classe 1938, che lo legge ogni giorno. Ora è Claudio a portarglielo, da quando il padre non c’è più. Lei apre sempre dalla cronaca e ripete: «La mia Udine, la mia città».
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