Celso Tubaro: «Il mio giornale si legge di notte, è una successione ideologica iniziata con mio padre»
Dalle pedalate verso Santiago ai 400 alberi del suo boschetto a Iutizzo: l'ex bancario racconta il rito notturno del Messaggero Veneto e la passione per le firme di Polesini e Galiano per gli 80 anni della testata

In una casa di Iutizzo di Codroipo il Messaggero Veneto non si legge all’alba. Si legge di notte. Il rituale di Celso Tubaro, 72 anni, è ben preciso: il giornale viene aperto sempre dopo le 23.30. «Durante il giorno bisogna stare fuori, fare cose», confida. La sua è una giornata piena. Anche adesso che è in pensione da qualche anno dopo una vita in banca. «E faccio anche il nonno.
Celso vive a Iutizzo da quando è nato. La sua vita scorre tra un orto che tra poco tornerà a riempire le giornate, qualche albero da frutto, un pollaio costruito da lui stesso e un boschetto di circa 400 piante. «C’è sempre qualcosa da fare». E quando non è nell’orto o nel bosco, è in movimento.
Bicicletta, camminate con il Cai di Codroipo in montagna. Qualche tempo fa, insieme ad amici, ha fatto anche il Cammino di Santiago in bicicletta: 850 chilometri in nove giorni. «Otto sotto la pioggia. E senza prendere neanche un raffreddore – racconta con un sorriso –. La storia finì anche sulle pagine del Messaggero Veneto». Il giornale non è sempre stato un’abitudine. «Il lettore vero era mio papà. Io nel mio lavoro avevo sempre tanti giornali a disposizione. Non sentivo il bisogno di comprarlo. Poi, quarant’anni fa, lui si ammalò e da quel momento ho iniziato a comprarlo io per lui». Il gesto quotidiano presto diventò qualcosa di più. «Una successione ideologica», la chiama. Oggi compra il Messaggero Veneto in un bar a cento metri da casa. «Così scambio anche cinque minuti di chiacchiere con la titolare». Poi staziona in casa fino a tardi, alle 23.30, quando tutto si calma, arriva il momento delle pagine. «Mi tengo informato anche sui necrologi – spiega –. Ho amici in tutto il Friuli. È importante sapere se succede qualcosa, anche se non tutti pubblicano». Poi scorre lo sport – passione che condivideva con suo padre – e soprattutto gli editoriali. «Ci sono opinionisti molto interessanti. Scrivono articoli equilibrati, non sparano sentenze. Spesso mi trovo a condividere quello che dicono», afferma. Tra i suoi preferiti ci sono due firme in particolare: Gian Paolo Polesini ed Enrico Galiano. «Non me li perdo mai. Troppo forti». Anche la moglie Loretta non si perde la lettura del giornale.
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