Bruno Beltramini: «L’età è quella giusta per celebrare gli 80 anni del giornale della mia città»

Il racconto di Bruno Beltramini, storico commerciante di Basaldella e fedelissimo abbonato dell'Udinese, e il suo legame quotidiano con la carta stampata in occasione degli 80 anni del Messaggero Veneto

«Affezionato lettore dal primo giorno di pubblicazione». Bruno Beltramini si presenta e si definisce così, dicendolo dall’alto dei suoi 83 anni compiuti a dicembre: «l’età è quella giusta per celebrare gli 80 anni del giornale della mia città». Bruno ama scherzare e lo fa con disinvoltura. Il Messaggero Veneto è entrato stabilmente in casa sua quando aveva 22 anni, appena rientrato dal militare. Prima lo leggeva al bar, una spolverata veloce tra amici. Poi è diventato il giornale di casa. La costanza è una delle sue cifre.

L’altra è la passione calcistica. Bruno è super tifoso dell’Udinese. Con il prossimo abbonamento allo stadio Friuli arriverà a 50 anni consecutivi da quando l’impianto è stato inaugurato. Prima ancora andava al Moretti, pagava il biglietto già a 12 anni. «Si giocava la domenica alle 14.30, non come adesso che cambiano orari e giorni ogni settimana». I biglietti li prende sempre insieme al compare Lionello: un rito che guai a interromperlo. Dal giornale vuole tutto sull’Udinese: infortuni, mercato, vittorie, sconfitte. «Notizie belle, brutte, i malati, i buoni, i cattivi».

Per questo il Messaggero Veneto resta “naturalmente” il giornale di casa. Lo va a comprare ogni giorno a Basaldella, dai suoi amici. Alle 7-7.30 è già in piedi: esce, prende il giornale e lo legge mentre fa colazione. «Tutti i giorni, senza eccezioni». Nella vita ha lavorato nel commercio alimentare. Dopo l’esercito, nel novembre 1966 è entrato alla Comsal, commercio salumi. È andato in pensione nel 1997. In piazzale Cella lo conoscevano come “Bruno mortadele”. «L’altro giorno sul giornale ho letto l’intervista a Marcello, rappresentante di salumi e mio concorrente di una volta. Ci siamo incontrati tante volte per lavoro – dice divertito –. E poi si andava a bere un bicchiere. Non c’era guerra». Rivalità sì, ma con stile.

Oggi si arrangia con l’orto e qualche lavoretto. Le giornate scorrono tranquille. Ha due figli e cinque nipoti. Quando vengono a trovarlo, il giornale finisce sempre tra le loro mani. Si commenta, si discute ogni tanto. I figli, uno è professore al Malignani di Udine, l’altro lavora nella siderurgia a Cividale, esperto di acciai. «Ognuno con le proprie idee, ma la carta resta il punto di partenza».

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto