Alberto Bearzi: «Mi piace sentire la carta e sfogliarlo, non leggo il giornale sul telefono»

Il racconto di Alberto Bearzi, capogruppo degli alpini di Tolmezzo ed ex imprenditore, e il suo legame storico con le cronache della Carnia in occasione degli 80 anni del Messaggero Veneto

Sara Palluello
Alberto Bearzi e il suo amico alpino, Tolmezzo
Alberto Bearzi e il suo amico alpino, Tolmezzo

Alberto Bearzi ha 80 anni, anche se dice sorridendo che ne vorrebbe avere 60. È capogruppo degli alpini di Tolmezzo “Tita Copetti” dal 2014 e la sua vita è una di quelle che si misurano più coi fatti che con le parole: 56 anni e 21 giorni di lavoro, iniziati a 14 anni come muratore con il padre, proseguiti alla Cat di Tolmezzo (concessionaria Fiat) e poi dal 1980 con la sua attività “Auto e Carri Bearzi”, tra vendita di automobili, officina e carrozzeria. È andato in pensione nel 2017, dopo una carriera intera passata a “fare”, come piace a lui.

Il Messaggero Veneto fa parte della sua storia. Non saprebbe nemmeno dire da quanto tempo lo compra ogni giorno. Una cosa è certa: gli piace tenerlo in mano, sentirne la carta, sfogliarlo. «Non sul telefono», precisa. Il suo rito è sempre lo stesso: appena apre il giornale, va sulla cronaca del Tolmezzino, poi sulla Carnia, e solo dopo passa allo sport, con l’Udinese sempre al primo posto. Non è un caso: Bearzi ha giocato a calcio per tanti anni, e quando era in attività leggeva con attenzione anche le notizie in cui compariva lui. «Ho disputato il campionato carnico con il Tolmezzo, in prestito per anni all’Ampezzo e a Timau, tra le varie squadre. Il giornale, allora, era anche un modo per ritrovare il proprio nome».

La sua vita è passata anche per la naia: 1965, prima in provincia di Cuneo e poi a Tolmezzo, alla Cantore, come artigliere alpino. Ha fatto carriera fino a diventare caporale maggiore e si è congedato da sergente. Un legame con il mondo alpino che non si è mai spezzato e che oggi continua nel suo ruolo di capogruppo. E anche qui il Messaggero Veneto è una presenza che conta: «Noi alpini siamo trattati molto bene dal giornale e questo ci fa piacere». Ma quello che apprezza di più è il carattere pratico e locale del quotidiano: «Parlano di tutta la Carnia, e a me interessa soprattutto leggere le cose nostre».

A casa, una volta, lo leggeva anche sua moglie Teresa, che oggi non c’è più. «Per esempio gli articoli sul torneo notturno di calcio: a lei piaceva leggere quel che io le suggerivo». Oggi Alberto è bisnonno, ha due figlie che, quando vengono a trovarlo, danno una sfogliata al giornale. E se c’è qualcosa che pensa possa interessare, glielo indica, come faceva con sua moglie.

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto