Adriano Stocco: «Dalla presidenza nazionale degli elettricisti al rito del caffè, il giornale è la mia bussola da sempre»
L'ex assessore di Campoformido e storico esponente di Confartigianato racconta la passione per la cronaca locale e il legame profondo con la carta, testimone di una vita tra impresa, politica e famiglia per gli 80 anni della testata

Ci sono abitudini che non hanno una data di inizio precisa. Semplicemente, a un certo punto ci si accorge che ci sono sempre state. Per Adriano Stocco, 70 anni, il Messaggero Veneto è una di quelle. «Devo essere sincero: non mi ricordo quando ho iniziato a leggerlo – dice –. So solo che lo leggo da sempre».
Stocco è nato e cresciuto a Basaldella di Campoformido. A sedici anni era già al lavoro. Sei anni dopo, a ventidue, era diventato artigiano: una ditta di impianti elettrici costruita passo dopo passo. «Ho fatto quarant’anni di attività» racconta. Da otto, è “felicemente” in pensione. E soprattutto «orgogliosamente nonno»: due figlie e tre nipoti.
Assessore a Campoformido dal 1995 al 1999 e dal 2019 al 2024, Stocco ha avuto ruoli importanti anche nella rappresentanza degli artigiani: presidente provinciale e regionale degli elettricisti di Confartigianato e, per quattro anni fino al 2019 circa, presidente nazionale della categoria. Per lungo tempo ha fatto parte anche del consiglio di amministrazione della Banca di Udine. Una vita piena di impegni. E proprio per questo il giornale è sempre stato uno strumento quotidiano. «Per capire cosa succedeva nei comuni, per restare informato» spiega.
Il Messaggero Veneto è entrato così nella routine di ogni mattina. Per più di vent’anni è andato a comprarlo ogni giorno per poi passare dai genitori. «Avevo la ditta vicino a casa loro. Andavo a fare colazione lì e leggevo il giornale. Quando finivo, lo lasciavo sul tavolo. Così faceva compagnia a mio papà quando si alzava».
Le pagine che lo interessano di più sono quelle della cronaca locale. Udine, la provincia, i comuni. «Sono le notizie che servono davvero per capire cosa succede intorno a noi». Naturalmente non manca lo sport. Il calcio, soprattutto: una passione che lo ha portato anche a fare il presidente di una società calcistica locale. «Adesso c’è anche l’online – dice –. Ma io non sono tanto abituato. A me piace la carta. Sono di vecchio stampo». Solo una volta ha fatto un’eccezione. Durante un periodo in ospedale, in terapia semi-intensiva. Qualcuno gli mandava gli articoli sul telefono. «E così, isolato in stanza, mi leggevo il Messaggero Veneto sullo smartphone».
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