Adriano Pugnale: «Dal Vajont a oggi, leggo il giornale per i virgolettati: i fatti valgono più del sentito dire»

Il racconto di Adriano Pugnale, amministratore locale e storico lettore di Pagnacco, tra l'archivio dei ritagli iniziato negli anni '80 e il valore della carta in occasione degli 80 anni del Messaggero Veneto

Sara Palluello
Adriano Pugnale, Pagnacco
Adriano Pugnale, Pagnacco

La prima volta che Adriano Pugnale ha visto un giornale aveva dieci anni ed era entrato in un bar per una commissione per la maestra. Era lì, sul bancone, aperto e in evidenza un titolo parlava del disastro del Vajont. Lui lo lesse, tornò a scuola e chiese spiegazioni.

«Ma neanche la maestra, allora, seppe cosa dirmi». È da lì che comincia il suo rapporto con il Messaggero Veneto. Da quell’episodio sono passati 62 anni. Oggi Adriano ne ha 72. Pagnacchese, ma originario di Rive d’Arcano, per 43 anni ha lavorato come impiegato in una cooperativa di Fagagna «sempre a contatto con il mondo agricolo». Da ragazzo, 13enne, il giornale lo leggeva al bar: «in famiglia non c’era la possibilità di comprarlo». Poi, dal 1974, divenuto lavoratore, ogni mattina passava in edicola e lo comprava. «Allora alle otto in punto, oggi un po’ più tardi».

Prima dà un’occhiata ai titoli sul tablet, poi vuole la carta tra le mani. «Lo prendo perché racconta cosa accade nel mio Friuli», dice. Nel 1980 Adriano è stato amministratore comunale a Rive d’Arcano – ora è vicesindaco a Pagnacco – e in quegli anni ha iniziato a ritagliare articoli (che conserva ancora): terremoti, inaugurazioni, politica locale. E continua a farlo, soprattutto per i temi che segue da sempre, come la sanità.

«Quando devo prendere posizione su qualcosa, vado sul giornale: lì ci sono i virgolettati. Mi interessa leggere quello che dice il diretto interessato, non il sentito dire». Quindi la lettura immancabile riguarda le pagine di politica regionale e la cronaca dei Comuni: per capire cosa succede nel proprio e in quelli vicini, «perché la vita delle comunità – dice –, è fatta anche di scambi e di esempi». E riconosce che, pur essendo locale, il Messaggero Veneto è un giornale completo «capace di dare anche le notizie dell’ultima ora».

C’è poi il tema dei giovani. I suoi figli non lo leggono, a differenza di quando era ragazzo lui. «Oggi le fonti sono infinite, i social hanno preso il posto del bar e dell’edicola. Tutti vorremmo avvicinarli di più alla vita della comunità, ma non è facile. Bisogna trovare un modo». Anche per questo difende l’idea di un giornale che racconti i fatti e lasci al lettore lo spazio per farsi un’opinione propria, senza prenderla in prestito da nessuno.

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