Gianfranco Maiero: «Il Messaggero Veneto è unico, lo sfoglio per sapere cosa succede vicino»
La testimonianza di Gianfranco Maiero, storico edicolante di Ceresetto, e il suo legame con il quotidiano dal 1962 in occasione degli 80 anni del Messaggero Veneto: una vita tra sport, cronaca locale e passione bianconera

A Ceresetto di Martignacco, quando alle 6 del mattino si alzano le serrande del supermercato, prima ancora del caffè, della cassa, delle chiacchiere, Gianfranco Maiero, 86 anni, apre il giornale, accuratamente piegato, e lo sfoglia di gusto. Da una semplice abitudine è diventata una relazione stabile, sin dal 1962. Prima di allora la vita nella famiglia Maiero era un’altra. «Noi coltivavamo la terra, si partiva alle tre del mattino. Non c’erano tempo né pensieri per i giornali, né televisione. Si sentiva la radio», racconta. Poi, appunto, la svolta: l’apertura di un piccolo negozio di frutta e verdura con giornali. L’edicola del paese: 64 anni fa. Da quel momento, il quotidiano entra nella vita di Gianfranco e non ne esce più.
«All’inizio mio papà faceva l’insegnante – aggiunge il figlio, Valentino, che lavora con lui –. Poi ha preso un bar, un Cral (Circoli ricreativi assistenziali lavoratori), lo chiamavano così una volta, quindi il negozietto con gelateria, fino all’ingrandimento nell’86, sempre nel settore alimentare. Ma l’edicola resta il cuore pulsante. È lì che nasce la consuetudine della lettura quotidiana». Gianfranco si ricorda che, negli anni Sessanta, lasciava la madre a presidiare il negozio affinché lui potesse portare, di casa in casa, personalmente il giornale ai concittadini. E poi metteva all’opera anche il piccolo Valentino. «Sui giornali invenduti, per la resa, dovevano essere ritagliati e consegnati gli angoli. Così ci avrebbero tornato i soldi. E lui si divertiva a farlo», ricorda. Un altro mondo rispetto ad adesso.
Alle sei, quando il supermercato apre, i bar del posto passano a rifornirsi. Gianfranco, il Messaggero, lo apre sempre dallo sport. Anzi, da una squadra: l’Udinese Calcio. In famiglia la passione è genetica. Il figlio Enrico allena nel settore giovanile bianconero e da ragazzo ha giocato in Serie D. Prima lo sport, dunque, poi la politica, poi il resto. La cronaca per lui è vita locale. «Controllo poi sui necrologi se è mancato qualcuno che conosco. Il Messaggero è unico, proprio per essere così locale. È il giornale che si svoglia volentieri per sapere cosa succede vicino», confida. In un paese dove un tempo si sapeva tutto di tutti, dove «al di fuori del sale e dell’olio non si usciva di casa a prendere altro», l’informazione ha assunto il ruolo di collante.
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