I colori del Friuli per gli 80 anni del Messaggero Veneto: lo speciale firmato dal maestro Gianni Borta
Il pittore udinese, caposcuola del naturalismo espressivo, firma la copertina del fascicolo da 64 pagine in edicola sabato 23 maggio e dell'agenda PromoTurismoFvg. Dagli esordi come disegnatore dell'Udinese negli anni Sessanta al grande evento al Teatro Nuovo

C’è un filo coloratissimo che attraversa la storia friulana degli ultimi decenni e arriva fino alla copertina dello speciale per gli ottant’anni del Messaggero Veneto. È il tratto di Gianni Borta, pittore udinese, maestro del naturalismo espressivo, artista che da sempre racconta il Friuli attraverso luce, natura e umanità. Porta la sua firma, infatti, la copertina dell’inserto speciale per gli 80 anni del nostro quotidiano. I lettori lo troveranno in edicola sabato prossimo, 23 maggio. Si tratta di un viaggio di 64 pagine attraverso le firme di giornalisti di ieri o di oggi, ma anche di scrittori, artisti e protagonisti della scena culturale che raccontano il loro rapporto con il quotidiano del Friuli. La stessa opera di Borta, con cui l’artista ha voluto omaggiare il quotidiano del Friuli, sarà anche sulla copertina dell’agenda ideata appunto per l’ottantesimo anniversario del Messaggero Veneto e realizzata con PromoTurismoFvg.
E in fondo, come dice lo stesso Borta, era quasi destino che quel filo coloratissimo poc’anzi richiamato tornasse a intrecciarsi con il giornale. «Il mio rapporto con il Messaggero nasce ancora in via Carducci», racconta. «Erano gli anni Sessanta, facevo il militare e disegnavo le partite dell’Udinese. Allora la televisione non era sviluppata come oggi: bisognava far immaginare ai lettori le azioni, i movimenti, le emozioni». Firmava quei lavori con uno pseudonimo, “Bosi”.
Quel Friuli che Borta ha continuato a raccontare negli anni è lontano dalle tinte cupe e nostalgiche di una parte della pittura tradizionale. «Quando ho iniziato a dipingere le storie friulane, molti rappresentavano un Friuli dai colori spenti. Io invece sentivo il bisogno di portare luce». Nelle sue opere compaiono «i ladri di girasoli, gli amanti campagnoli, i bevitori di frasca»: figure sospese tra realtà e invenzione, immerse in paesaggi accesi e vitali. «Era già un Friuli personale, fantastico. Un Friuli che stava cambiando, ma che io vedevo in modo positivo».
Anche il terremoto del 1976 attraversa la sua memoria artistica. «Ho fatto disegni sul terremoto, perché quel momento ha cambiato tutto. Il Friuli è cambiato profondamente, ma ha trovato anche una nuova energia». E in quelle pagine di cronaca, ricorda, il ruolo del giornale fu decisivo: «Il Messaggero Veneto ha accompagnato la comunità, ha tenuto unite le persone».
Negli anni Settanta arriva poi New York, esperienza decisiva nel percorso di Borta. «Lì la mia pittura è cambiata. Mi sono sposato con il naturalismo astratto, con un informale figurativo che poi mi ha portato a essere definito il caposcuola dell’arte naturalistica espressiva». Ma al centro resta sempre la natura, intesa come forza vitale. «Io credo nella positività dell’uomo. I miei quadri sono solari. Portano un respiro positivo». È anche per questo che l’artista ha accolto con entusiasmo l’idea di firmare la copertina dello speciale per gli ottant’anni del quotidiano e quella dell’agenda che sarà regalata ai lettori. «Mi fa piacere entrare nelle case delle persone attraverso queste immagini, con i miei colori».
L’artista sarà presente anche al grande evento organizzato sabato 23 maggio dalle 10.30 al Teatro Nuovo Giovanni da Udine per celebrare gli ottant’anni del quotidiano friulano. Sul palco, insieme al direttore Paolo Possamai e al condirettore Paolo Mosanghini, saliranno rappresentanti delle istituzioni, del mondo economico e culturale, lettori, studenti ed edicolanti. Ospite d’eccezione sarà il giornalista Beppe Severgnini. Il filo conduttore dell’incontro sarà una domanda semplice e centrale: «A cosa serve un giornale?». Una riflessione sul valore dell’informazione e sul legame tra il Messaggero Veneto e la comunità friulana, ieri come oggi. E forse la risposta, almeno in parte, è già dentro le parole di Gianni Borta: «Un giornale, come un quadro, deve aiutare le persone a guardare il mondo con più luce».
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