Venzone, l'affresco distrutto dal terremoto rinasce nel Duomo grazie alla luce e alle foto d'epoca

I frammenti salvati nel 1976 tornano visibili grazie al digitale: in autunno proiezioni e docufilm per raccontare la ricostruzione del Duomo

Giacomina Pellizzari
La proiezione della volta affrescata a Venzone
La proiezione della volta affrescata a Venzone

La cappella del Gonfalone del duomo di Venzone si riappropria del suo affresco quattrocentesco attribuito agli artisti friulani Antonio Baietto e Domenico Lu Domine. Distrutto dalle scosse di terremoto dell’11 settembre 1976, pochi giorni prima del secondo sisma che costrinse i friulani a un esodo senza precedenti, le immagini del dipinto scattate dal fotografo Elio Ciol prima del 1976 e tra maggio e settembre di quello stesso anno, saranno proiettate sulla volta a crociera restituendola così alla comunità come si presentava prima della tragedia.

Accadrà stasera (26 settembre) al termine del concerto, gratuito, commemorativo delle vittime del terremoto “Passio Secundum Johannem” che, a partire dalle 20.30, il Coro del Friuli Venezia Giulia e l’Orchestra da camera di Pordenone eseguiranno all’interno del duomo, la cui acustica non ha nulla da invidiare a un auditorium. Lo conferma il numero delle esibizioni che in questo luogo si susseguono dallo scorso maggio.

Quello di stasera sarà un evento particolarmente emozionante: sulle melodie di Bach, un effetto ottico creato dalla proiezione delle immagini farà riaffiorare una parte del patrimonio artistico medievale perduto tra le macerie. Un modo per riallacciare le radici con la storia, come fecero tutti coloro che a Venzone, dopo il terremoto, si batterono per ricomporre il borgo medievale dov’era e com’era. Finanziato dalla Regione, il progetto fortemente voluto dagli assessori alle Finanze e alla Cultura, Barbara Zilli e Mario Anzil, affidato all’Erpac (l’Ente regionale per il patrimonio culturale del Fvg) per la sua realizzazione, prevede diverse tappe: «In occasione del cinquantesimo del terremoto, l’obiettivo - spiega l’assessore Zilli - è raccontare e valorizzare la storia della ricomposizione del duomo di Venzone inaugurato dal patriarca Bertrando di Saint Geniès nel 1338, con la ricollocazione di novemila pietra nella posizione in cui si trovavano prima del crollo».

Una seconda fase prenderà il via in autunno e proseguirà fino all’Epifania: in questi mesi sulle pareti esterne e interne del duomo verranno proiettate le immagini di un docufilm sulla rinascita del luogo di culto. Nella definizione del progetto Zilli ha trovato la disponibilità del parroco, monsignor Roberto Bertossi, e dell’architetto di fiducia della Fabbriceria del duomo, Sandro Pittini: «Sono stati loro a propormi l’idea di ricollocare nella cappella del Gonfalone le immagini dell’affresco che, a breve, tutti potranno osservare attivando un’apposita strumentazione che verrà installata all’interno del duomo» continua l’assessore nel ringraziare il collega Anzil e tutti coloro che stanno completando il progetto.

Ma torniamo alla cappella del Gonfalone realizzata nel 1394 dalla Confraternita di Santa Maria de’ Battuti e intitolata alla Santissima Trinità.

Tra il 1410 e il 1415 la volta a crociera venne decorata con la raffigurazione nella vela sud dell’incoronazione della Vergine, nella vela est del Cristo benedicente, nella vela nord dell’Angelo del Giudizio Universale e nella vela ovest del Papa Silvestro che battezza Costantino, del sacrificio del Vecchio Testamento, della Sibilla che mostra la Vergine all’imperatore Augusto sull’Ara Coeli con schiere di Angeli e re musicanti. Crollato durante la scossa di terremoto dell’11 settembre 1976, i frammenti degli intonaci affrescati vennero recuperati l’anno successivo dai tecnici dell’Istituto centrale del restauro. Da quasi mezzo secolo il materiale è custodito nei locali della Parrocchia. L’elevato stato di micro-frammentazione materica, però, rende la sua ricomposizione fisica un’operazione molto complessa. Ecco perché l’attenzione si è rivolta al materiale fotografico conservato dallo Studio fotografico foto Elio e Stefano Ciol, che, attraverso l’impiego di tecnologie di light mapping, ha consentito di preservare l’esatta geometria della volta e la memoria visiva del ciclo pittorico.

«Prima di avviare il progetto - sottolinea Pittini - ci siamo consultati con don Roberto e il progettista della ricomposizione del duomo, il professor Francesco Doglioni, che ha accolto con favore la riproposizione dell’affresco sulla volta della cappella del Gonfalone e la proiezione temporanea del film sulla rinascita del duomo».

È don Roberto a chiarire il significato più profondo dell’iniziativa: «La Passio di Bach chiude il momento dell’elaborazione del lutto, della commemorativo delle vittime del terremoto, mentre con la proiezione delle immagini a colori della volta affrescata nella cappella del Gonfalone si apre la narrazione della rinascita e della Resurrezione».

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