Forgaria ritrova la delegazione di Graz: l'abbraccio dopo 50 anni dai giorni del terremoto

Gli 86 studenti del 1976 riabbracciano i rappresentanti della città austriaca che li accolse dopo il sisma. Il sindaco Molinaro: «Un legame indissolubile nato dalle macerie»

Lucia Aviani

A svettare nella lunga lista dei ricordi è unanimemente «la piscina, meravigliosa», emblema del «mai visto prima». E poi «i campi da tennis, le camere accoglienti, le prove di equitazione, le gite, le feste», i «pranzi abbondanti e invitanti», con la celebre Wiener Schnitzel spesso graditissima protagonista.

Il mese di trasferta oltre confine che 50 anni fa, fra il luglio e l’agosto del 1976, gli studenti delle scuole medie di Forgaria vissero a Graz in virtù di un’iniziativa partita dal quotidiano locale Neue Zeit è rimasta scolpita nei cuori e nelle menti di ognuno di quei protagonisti, a tal punto che la stragrande maggioranza degli 86 studenti di allora si è riunita a Forgaria, ieri, per accogliere una delegazione della città austriaca e rinnovare il sentimento di gratitudine, forte oggi esattamente come al termine di quella «straordinaria avventura».

La definiscono proprio così gli allievi del tempo, che hanno raccolto in massa l’invito all’ “adunata” rivolto loro dal sindaco Pierluigi Molinaro per riservare la miglior accoglienza a Wolfgang Riedler – figlio di Josef, il caporedattore del Neue Zeit che lanciò l’iniziativa solidale a favore dei ragazzi di Forgaria – e a Horst Alic, consigliere comunale delegato dalla sindaca di Graz, Elke Kahr. «Ricordo perfettamente la distruzione provocata dal terremoto a Forgaria. Mio padre volle portarmi qui con sé, perché vedessi con i miei occhi. Fu straziante. Mi disse: “La cosa più importante è far capire a questa gente che non è sola. Anche per questo si attivò per ospitare a Graz, durante l’estate del 1976, gli studenti delle medie: voleva allontanarli dalle macerie e dalle ruspe, offrire loro un po’ di serenità», ha raccontato Riedler, già consigliere regionale della Stiria e già deputato. «La nostra presenza qui, oggi, risponde a un richiamo del cuore», ha aggiunto Alic, confermando la profondità di un legame che lo scorrere dei decenni non ha minimamente affievolito. Attorno ai due politici, ricevuti in municipio e poi accompagnati nella canonica di Flagogna, per un pranzo preparato dal Gruppo Mamme (una cui esponente, Donatella Clemente, fece parte della scolaresca ospitata a Graz), gli studenti di prima, seconda e terza media del 1976: raro cogliere un impulso di riconoscenza così palpabile e intenso, un tale entusiasmo collettivo nel condividere ricordi e aneddoti. «Ci ricevettero, a Graz, in maniera indescrivibile. Hanno fatto tutto quello che era possibile, oserei dire anche di più, per svagarci, per allontanare dai nostri pensieri il dramma che avevamo vissuto», documenta Franco Boreatti, originario di Flagogna e nel 1976 allievo della classe prima. Condivide Tiziana Bertuzzi, che viveva a Vito d’Asio: «Anch’io frequentavo la prima media. In Austria scoprimmo la piscina, il tennis, le escursioni sul territorio: cose fuori dal nostro immaginario, considerato che provenivamo da paesi poveri. Quasi tutti piangevamo, il primo giorno, allontanandoci dalle famiglie. Piangemmo però ben di più al momento del ritorno, lasciando quel posto meraviglioso e la sua gente così affettuosa. Basti dire questo: a Vito d’Asio abbiamo prodotto un documentario per commemorare il sisma e ogni persona che ha dato il proprio contributo ha citato, nel filmato, il soggiorno a Graz».

Mario Clemente descrive l’esperienza come «un regalo inaspettato» («Vivemmo un mese stupendo, ci diedero l’impossibile»), Rosangela Angola ha stampato nella memoria «un pranzo con il sindaco di Vienna» e la successiva tappa al luna park. «E le nostre stanze erano bellissime, fresche di arredo», aggiunge. Unico neo – ma solo la prima settimana – la cena: «Erano abituati a mangiare solo brodini. Noi avevamo appetito: insegnammo al cuoco a cucinare gli spaghetti».

L’organizzazione fu talmente attenta da includere la visita a Graz, a metà soggiorno, dei genitori degli allievi, insieme ai quali c’erano due professori volontari. All’incontro di ieri non sono mancati: «Determinante fu l’impegno della nostra preside, Maria Giassi, che in barba ad ogni burocrazia si attivò a beneficio degli alunni, per portarli lontano dalla devastazione», sottolinea l’allora docente di matematica Gianni Lenarduzzi, che conserva sull’esperienza un’infinità di aneddoti. «L’ultimo giorno ci buttammo in piscina con i vestiti, quasi volessimo trattenere l’odore di quell’acqua», rievoca il collega Renato Damiani, insegnante di italiano e storia. «Un momento straordinario, uno dei più toccanti vissuti nell’ambito delle celebrazioni per il cinquantesimo del terremoto», hanno dichiarato il sindaco Molinaro e il vice Luigino Ingrassi, che hanno presenziato al pranzo assieme all’assessore Federico Petri.

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