Stop alla sospensione di Schengen tra Italia e Spagna: attesa per la decisione sul confine sloveno

Stop alle verifiche su porti e aeroporti dopo la crisi di Ceuta. Ai valichi del Friuli Venezia Giulia nulla cambia fino al 18 dicembre, quando finirà l’attuale proroga

Il vertice a Villa Cattaneo a Pordenone
Il vertice a Villa Cattaneo a Pordenone

Roma e Madrid chiudono il braccio di ferro su Schengen e concordano lo stop alla sospensione di Schengen. L’intesa raggiunta dai ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e Fernando Grande-Marlaska riguarda i collegamenti aerei e marittimi tra i due Paesi. Al confine orientale tra Italia e Slovenia, però, la partita è aperta e la scadenza è vicina: il 18 dicembre, quando finisce l’attuale proroga.

L’intesa Italia- Spagna

A comunicarlo è stato il Viminale. Dopo un colloquio telefonico, fissato in seguito all’incontro tra Giorgia Meloni e Pedro Sánchez a margine del Consiglio europeo, i due ministri hanno concordato che le sospensioni di Schengen in vigore nei due Paesi non verranno prolungate.

Secondo la nota, la decisione è «maturata dopo una attenta analisi della situazione» e sarà accompagnata dal potenziamento dello scambio di informazioni.

Trilaterale divisa sul nodo Schengen, la Slovenia insiste: «Via i controlli»
I ministri di Croazia, Italia e Slovenia al vertice di Villa Cattaneo (Petrussi/Brisotto)

Il braccio di ferro era cominciato in estate. A fine luglio l’enclave spagnola di Ceuta era stata investita da un massiccio arrivo di migranti dal Marocco. L’Italia aveva reagito ripristinando i controlli sui collegamenti aerei e marittimi con la Spagna, che aveva risposto con una misura speculare. Ne erano seguite diverse proroghe brevi.

I due vertici con la Slovenia

Ai valichi con la Slovenia i controlli sono attivi da tre anni esatti: sono cominciati il 21 ottobre 2023. A metà settembre, a Salcano, il ministro degli Esteri Antonio Tajani e l’omologo sloveno Tone Kajzer avevano aperto al superamento della sospensione.

«Stiamo riflettendo sulla possibilità di sostituire, al termine dell’attuale proroga, le misure in atto con altre alternative», aveva spiegato Tajani, «che dovranno essere concordate e che al tempo stesso dovranno continuare a garantire la sicurezza dei cittadini e la lotta all’immigrazione irregolare».

Pochi giorni dopo, al trilaterale di Villa Cattaneo con lo sloveno Franci Matoz e il croato Davor Božinović, Piantedosi aveva però escluso uno stop anticipato rispetto alla scadenza di dicembre. «Non è una condizione stabile, l’obiettivo è ritornare quanto prima alla libera circolazione. Essa però deve avvenire in condizioni di sicurezza».

Il primo passo, per il ministro, è rafforzare la cooperazione tra forze di polizia: riprendere i pattugliamenti congiunti al confine esterno dell’Ue, in particolare con la Bosnia, e intensificare le attività comuni con la Slovenia.

«Un giorno si potrà arrivare», aveva aggiunto, «a qualcosa di simile al regime di collaborazione tra Francia e Italia sul confine a Ventimiglia con una struttura di polizia con uffici condivisi». Sui lavoratori transfrontalieri, aveva rassicurato: «Non ci sono stati problemi per i frontalieri».

 

 

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