Vengo anch’io, Verdelli racconta la geniale follia di Enzo Jannacci

La guerra e i migranti, gli horror e i killer, poco amore e tanta paura poi però al Lido che aspetta la notte del Leone d'oro, le note di Enzo Jannacci mettono subito di buon'umore.
Uno scatenato Paolo Rossi con la banda dei Funk Off ha percorso il red carpet con la marcetta di Vengo anch'io no tu no, uno dei brani più celebri dell'irregolare cantautore milanese.
Nel gruppo anche il figlio Paolo Jannacci e Giorgio Verdelli che al mitico Enzo ha dedicato il documentario “Vengo anch'io”, fuori concorso a Venezia 80, in uscita nelle salel'11, il 12 e il 13 settembre (anche al Visionario di Udine), prodotto da Sudovest Produzioni e Indigo Film.
Gli accreditati, i passanti e i turisti dalle parti del Palazzo del cinema non hanno esitato: tutti a cantare per strada orchestrati da Paolo Rossi, Ci vuole orecchio, altro brano cult. Il fatto è che a 10 anni dalla scomparsa, e il documentario lo dimostra, Enzo Jannacci si conferma davvero come uno dei pilastri della cultura musicale italiana, e non solo per aver firmato brani celebri come quei due o come Messico e nuvole, E la vita e la vita o la prima El portava i scarp del tennis.
È nel cuore della gente, ha la capacità di evocare ricordi personali e di far pensare a quanta influenza e contaminazione ha avuto la sua musica, il suo stile particolare in quegli anni e nei successivi.
Jannacci è «il più grande cantautore italiano» per dirla con le parole di Paolo Conte, ma anche la persona capace di unire genio a sensibilità fuori dal comune, un talento originale, arguto.
«Ci manca Jannacci.
Ci manca molto quel suo sorriso stralunato e intelligente capace di catturare con una parola, capace di racchiudere un mondo nel “Perché no”, dice Verdelli che è oltre autore anche produttore, al quinto film musicale con Nicola Giuliano di Indigo, al terzo presentato a Venezia.
Il cuore del documentario è la musica di Enzo Jannacci ma anche l'intervista che Verdelli gli aveva fatto nel 2005. E le testimonianze da Diego Abatantuono a Cochi Ponzoni, Massimo Boldi e Nino Frassica e poi ancora Paolo Conte, Roberto Vecchioni, Claudio Bisio, Elio, Valerio Lundini e persino Vasco Rossi.
Emozionato in smoking Paolo Jannacci, musicista come il papà, che con generosità ha fornito materiale e chicche al regista. «Di questo film e questa accoglienza, papà ne sarebbe fiero. Direbbe “ma io non merito di stare qui con tutti voi”. È l'insegnamento dell'umiltà, che noi artisti dovremmo avere».
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