A Pordenone la mostra che celebra Ugo Tognazzi, il figlio Ricky: «Padre, maestro e amico»

La grande rassegna allestita a Villa Catteneo: «Papà brillava per sua l’assenza, ma nei momenti importanti c’era sempre». Foto, cimeli e testimonianze. Gli appunti culinari e una sezione su Amici miei

Cristina Savi

«Padre, maestro e amico». Ricky Tognazzi torna a quella dedica scritta nel 1990, all’inizio di “Ultrà”, il film che avrebbe voluto mostrare al padre e che Ugo non fece in tempo a vedere. «Col tempo ho capito quanto fosse vera. Era un padre che brillava per la sua assenza, ma nei momenti importanti c’era sempre. Un padre “di salvataggio”, potrei dire. E quando c’era, c’era fino in fondo».

A Villa Cattaneo di Pordenone, venerdì, la presentazione della mostra “Ugo di noi , che si inaugura sabato alle 11, fulcro del progetto “Un’eredità fuori dagli schemi”, diventa così anche un racconto di famiglia, affettuoso e senza santificazioni, come sarebbe piaciuto a Tognazzi.

Ricky Tognazzi e il ricordo del padre: "Il suo un cinema che riusciva a raccontare la realtà"

Ricky è presente, Gianmarco interviene in collegamento. «Ci ha insegnato il mestiere attraverso i racconti, gli aneddoti, le discussioni dopo il lavoro», ricorda il primo. Ma soprattutto la libertà di mescolare comico e drammatico, di cercare sempre qualcosa di nuovo. «Darei un mignolo per avere la sua capacità di far ridere». E poi l’amicizia, la cucina, il tennis, le tavolate fino alle quattro del mattino nella casa di Velletri. Un uomo caldo, complesso, anche contraddittorio: «Ugo e centomila».

«È la mostra più grande mai dedicata a lui», sottolinea Gianmarco. E riaffiorano legami con queste terre: la famiglia veneta che riforniva di frutta e verdura casa Tognazzi, i parenti di Annone Veneto ricordati da Ricky.

Da sabato al 9 dicembre, a ingresso libero, Villa Cattaneo ospita dunque un Ugo privato e pubblico, raccontato dal percorso curato da Marco Dionisi Carducci: dall’infanzia a Cremona all’avanspettacolo, dal sodalizio con Vianello e il censurato “Un due tre” in Rai, alla svolta del “Federale”, fino ai grandi registi e alla Palma d’oro per “La tragedia di un uomo ridicolo”.

Fra fotografie, cimeli e testimonianze spuntano gli appunti culinari colorati, quasi un’opera pop involontaria, e la ricostruzione del tavolo di Velletri attorno al quale nascevano idee e film. Una sezione speciale è riservata ad “Amici miei”: c’è perfino la prima stesura di Pietro Germi, ambientata a Bologna prima che Monicelli trasferisse la storia in Toscana. E ancora quindici bozzetti originali delle locandine, il David di Donatello, interviste e il documentario di Ricky “La voglia matta di vivere”.

Promossa dal Circolo Eureka, presieduto da Ileana Scian, la mostra si inserisce nel percorso verso Pordenone Capitale della Cultura 2027, richiamato dall’assessore Alberto Parigi.

Fra i primi appuntamenti collaterali domenica, alle 19, al Concordia, Gianmarco sarà protagonista di “La favola De André” con Francesco Tizianel e il Quartetto Saverio Mercadante; il 29, alle 18.30, in villa, incontro sulla cucina di Ugo con Federico Mariutti (presidente Fipe e ristoratore) e Annalisa Sandri. Perché, anche lontano dallo schermo, Tognazzi sapeva sempre come mettere insieme le persone.

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