La rivoluzione della risata secondo Veronesi: il regista in Friuli per presentare «Dio ride» con Favino

Anteprime ed incontri con il pubblico tra Pordenone, Fiume Veneto, Udine e Gorizia prima dell'uscita nelle sale: «Un film sulla spiritualità e contro il potere»

Elisa Grando

Un frate povero ma ricco di fede che porta nella Chiesa una rivoluzione, quella della risata: lo racconta “Dio ride”, il nuovo film di Giovanni Veronesi che il regista accompagna in anteprima, oggi e domani, tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. E la rivoluzione, per Veronesi, è anche di stile: con “Dio ride” inaugura uno sguardo nuovo, diverso da quello delle sue celebri commedie come “Manuale d’amore” a “Moschettieri del re”, e già molto applaudito alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia.

“Dio ride” ci porta dritti nella Toscana del Seicento dove Frate Leopoldo, interpretato da uno strepitoso Pierfrancesco Favino, predica per le campagne con un linguaggio semplice, avvicinando la gente a Dio facendola divertire.

«Il suo modo di ridere insieme a Dio, però, è da devoto, non è uno sberleffo», spiega Veronesi. Ma nelle stanze del potere della Chiesa, chiusa nei suoi dogmi, è un personaggio scomodo, se non addirittura un eretico. Così il Papa gli invia il Cardinale Maculani, interpretato da Silvio Orlando e ispirato al vero cardinale che fece abiurare Galileo Galilei, per cercare di convincerlo ad abiurare a sua volta. Il film esce nelle sale il 29 ottobre, ma Veronesi arriva a presentarlo in anteprima: oggi incontra il pubblico alle ore 20 al Cinema Notorius di Fiume Veneto, dopo la proiezione delle ore 19 a Cinemazero di Pordenone e dopo quella delle 20.30 al Cinema Edera di Treviso, mentre domani sarà al Cinema Busan di Mogliano Veneto alle ore 18.15, e risponderà alle domande degli spettatori dopo la proiezione delle ore 19 al Cinema Visionario di Udine e delle 20.30 al Kinemax di Gorizia. “Dio ride” è anche il titolo del libro pubblicato nel 2015 da Papa Francesco ma, dice il regista, «l’ho scoperto dopo e mi sono sentito ancora più protetto: Francesco dice che si può ridere di Dio, basta continuare ad amarlo. Se lo ha detto lui che di Dio è intimo, allora non sono blasfemo», sorride.

Perché “Dio ride” è così diverso dai suoi film precedenti?

«Ho chiuso un cerchio: volevo parlare della comicità, che è la mia materia, in modo più serio. Se usata bene la comicità può essere anche un’arma contro il potere. Umberto Eco diceva che il potere ha paura della comicità perché fa rilassare il popolo, e quando il popolo è rilassato pensa».

Cos’ha provocato questa svolta di sguardo proprio adesso?

«Mi stimola la situazione attuale: non sono quasi mai d’accordo con le scelte dei governi, non solo il nostro, ma anche quelli di altre potenze. Mi sento inutile, ma posso fare la mia parte solo attraverso i miei film: per me è un momento di ribellione rispetto a un mondo che, in questo momento, non ha molto senso».

Frate Leopoldo è coerente con la sua fede: il film è anche una riflessione sulle responsabilità individuali di ciascuno rispetto al potere…

«A prescindere dall’ideologia o dall’orientamento politico, ci sono tre “no” basici fondamentali da dire nella vita e che ogni bambino dovrebbe imparare a scuola: no guerra, no violenza, no soprusi. Se questi tre “no” fossero in tasca a tutte le persone, il mondo sarebbe diverso».

Come ha ricostruito in modo così credibile l’ambiente religioso dell’epoca?

«Insieme agli sceneggiatori abbiamo chiesto l’aiuto di Paolo Bardone, antropologo esperto di caccia alle streghe medievali, e Jean Jacques Ilunga, sacerdote che ancora oggi pratica l’esorcismo. Non è un film religioso, volevo fosse fruibile anche per i laici, i non credenti. Da laico, per me la cosa importante era raccontare la spiritualità, la fede in sé stessi e nel prossimo, tutti temi importanti anche per le nuove generazioni».

La cornice è storica, ma le riflessioni di Leopoldo e Maculani suonano molto moderne…

«Era importante che entrambi parlassero un linguaggio proiettato al futuro: di lì a poco l’Illuminismo inaugurerà un secolo dominato dalla ragione, la Chiesa perderà potere. Alla metà del Seicento c’erano già delle menti più avanti rispetto ai tempi, perdenti nella loro epoca ma vincenti nel futuro».

Lei ha debuttato alla sceneggiatura con “Tutta colpa del paradiso” di Francesco Nuti, e avete poi lavorato insieme in molti film. È vero che ha pensato a lui girando “Dio ride”?

«È il primo film che faccio dopo la morte di Francesco: non ho mai sentito così tanto la sua presenza come quando lo giravo. Non è stata una sensazione religiosa, ma la voglia di mostrare quello che stavo facendo all’uomo che mi ha permesso di farlo. Francesco ha creduto in me fin da ragazzo: me lo sono portato addosso facendo il film più importante della mia vita».

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