Ucraina, Turchia e la Cina di oggi: l’attualità irrompe al Docs Fest di Pordenone

Svelate le anteprime del festival dal 25 al 29 marzo: retrospettive su Sarajevo e sulla Guerra di Spagna

Cristina Savi
Una scena di 32 Meters (Turchia-Iran, 2025) di Morteza Atabaki
Una scena di 32 Meters (Turchia-Iran, 2025) di Morteza Atabaki

Guerre raccontate dai margini, (e ancora l’Ucraina), comunità che resistono al rumore della storia, anniversari dolorosi (l’assedio di Sarajevo, la guerra civile spagnola), donne che mettono in discussione tradizioni millenarie, giovani che cercano una voce dentro sistemi rigidi e contraddittori: le prime anticipazioni del Pordenone Docs Fest delineano un’edizione che entra subito nel vivo dei temi del presente.

Dal 25 al 29 marzo Cinemazero ospiterà la 19ma edizione del festival internazionale del documentario, che tornerà a fare di Pordenone un osservatorio privilegiato sull’attualità attraverso il cinema del reale, in dialogo con il percorso verso Pordenone Capitale Italiana della cultura 2027.

Anche quest’anno il festival presenterà decine di anteprime nazionali e prime italiane racchiuse in un programma che si annuncia come un mosaico articolato di sguardi capaci di attraversano conflitti geopolitici, diritti umani, questioni di genere, trasformazioni sociali e memoria storica, confermando la vocazione del Docs Fest a leggere l’attualità senza semplificazioni.

Il concetto chiave dell’edizione 2026 sarà quello degli “assedi”, intesi non solo come eventi bellici o territoriali, ma come condizioni che attraversano la nostra quotidianità. Come spiega il curatore Riccardo Costantini, oggi siamo costantemente esposti a immagini che sembrano non mediate e quindi più credibili, mentre ciò che manca è una narrazione capace di analizzare la realtà con precisione e profondità, ruolo che il grande documentario contemporaneo può ancora svolgere.

Da questa riflessione nasce anche la nuova sezione “Different Perspectives”, pensata per proporre uno sguardo laterale e umano sui grandi temi del presente. Il primo film annunciato della XIX edizione, “Silent Flood” di Dmytro Sukholytkyy-Sobchuk, vincitore del premio per la miglior regia all’Idfa di Amsterdam, ne è un esempio emblematico. L’opera racconta la guerra in Ucraina attraverso la vita di una comunità rurale segnata da alluvioni, ritualità antiche e memoria collettiva, dove il conflitto resta apparentemente sullo sfondo ma finisce per incidere in modo profondo e inesorabile sulla routine quotidiana.

Dalla Cina arriva “Confessions of a Mole” di Mo Tan, diario visivo ironico e personale che attraversa legami familiari, amori e contraddizioni della società cinese contemporanea. Con uno stile scanzonato e diretto, il film riflette sul desiderio di autodeterminazione e sul significato di essere oggi una giovane donna che aspira a essere “cittadina del mondo”. Tra le anteprime più attese figura anche “32 Meters!”, coproduzione turco-iraniana che racconta con delicatezza e umorismo sottile l’emancipazione di Halime, una donna che sfida le regole patriarcali del suo villaggio organizzando un torneo di tiro al bersaglio riservato alle donne.

Accanto alle novità, il festival guarda al passato con due retrospettive che tornano sul tema degli assedi storici. “Sarajevo, l’assedio: 1992–1996”, curata da Alessandro Del Re, proporrà una ricognizione completa delle immagini realizzate da grandi autori del cinema internazionale durante l’assedio della capitale bosniaca. “¡No pasarán! Ripensare la guerra civile spagnola”, curata da Federico Rossin, rileggerà invece quel conflitto attraverso film realizzati negli ultimi anni del franchismo e nella transizione democratica, interrogando memoria, lutto e coscienza civile.

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