Scritti e scatti riscoperti: l’omaggio di Rovigo alla fotografa Tina Modotti

Da giovedì 22 a Palazzo Roverella la rassegna sull’artista Nel catalogo anche un testo della storica Amy Conger

Gianfranco Ellero

Le mostre di Tina Modotti, che si succedono numerose ogni anno in Italia e nel mondo, se disposte in sequenza disegnano la traccia di un'esposizione itinerante: nessuna novità nella biografia e rarissime sorprese nelle immagini. In luoghi e tempi diversi, viene grosso modo riproposta la stessa esposizione, senz'altro nuova e attrattiva per i visitatori al primo impatto visivo, che però non produce nuove conoscenze.

A Rovigo invece i visitatori potranno ammirare una mostra e leggere un catalogo diversi, che saranno ricordati per alcune importanti e non fortuite novità: si tratta di apporti critici e biografici che mettono radici nella “Tina Modotti International Conference” di San Diego in California dell'8-9 novembre 1996, dove Patricia Albers rivelò i sorprendenti contenuti di due bauli appartenuti alla madre e alla sorella di Robo, il marito di Tina, morto in Messico nel 1922: centinaia di carte manoscritte e settantotto fotografie inedite.

Albers scelse, come titolo della mostra e del catalogo, “Dear Vocio”, l'incipit delle lettere inviate da Tina alla suocera, conservate poi da Marionne, sorella di Robo. (Vocio, letto all'italiana: vo-cì-o, era l'affettuoso nickname o soprannome attribuito da Tina alla ciarliera suocera).

La prima novità sul catalogo di Rovigo sarà la traduzione in italiano del saggio di Albers nel catalogo di San Diego, intitolato “Tina Modotti and the Indians of Mexico”, indispensabile strumento critico e storico per comprendere il rapporto (empatico, esistenziale, ideologico) che intercorse fra Tina e le donne sedute sul gradino più basso della scala sociale nel Messico degli anni Venti.

Da quella Conference arriva anche il testo inedito dell'intervento di Amy Conger, intitolato “Tina was not Venus” (Tina non era Venere), inviato allora dalla studiosa allo scrivente: un testo prezioso, perché gli atti della Conference non furono pubblicati.

Entrambe le studiose sono molto attente alle influenze che Tina può aver subito dall'ambiente in cui viveva: Albers rivela l'empatia che provò per i più poveri, cioè gli 'indios', in particolare 'las marìas', mentre Conger cerca e trova i collegamenti consci o inconsci con altri fotografi e con i pittori che Tina frequentava, e sarà sufficiente una citazione per dimostrare la distanza siderale fra le due grandi studiose americane e i modottisti europei, molti dei quali - non tutti - si ostinano a dirci con chi Tina andò a letto.

Straordinaria, ad esempio, nel saggio di Amy Conger, ma non sorprendente data la sterminata conoscenza iconografica della studiosa, la dimostrazione che la famosa fotografia intitolata “Roses” del 1924, risente (potrebbe aver risentito) nella “visione” di analoga opera di Alfred Stieglitz del 1913, dalla quale però si distanzia per diverse caratteristiche tipiche dell'arte fotografica.

Ma una delle sorprese più grandi sarà la fotografia, donataci da Amy Conger, che riproduce un'opera pittorica di Rosa Rolanda Covarrubias e ci ha permesso di scoprire Tina Modotti in veste di maestra di fotografia, a conferma della definizione di Matrioska attribuitale da Gianni Pignat (che con Piero Colussi collabora alla mostra curata da Riccardo Costantini).

E proprio seguendo le tracce biografiche della pittrice Rosa Rolanda, alunna di Tina e autrice dell'opera riprodotta, Costantini ha trovato diverse decine di nuove immagini modottiane nell'archivio (tutt’ora da studiare) del pittore Miguel Covarrubias, marito di Rosa: si tratta per lo più di ritratti della pittrice, ma anche di vedute architettoniche, che arricchiscono il catalogo generale delle opere di Tina Modotti, da molti anni curato da Cinemazero.

Senza tema di smentita possiamo affermare che dal 22 settembre i visitatori troveranno a Palazzo Roverella non la riproposizione di un déja vu e di un déja lu, ma una mostra ricca di stimolanti novità, documentata da un catalogo ricco d'immagini, anche inedite, e di innovativi contributi critici.

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto