Tra pop, rock e punk: la band Vaeva sul palco a Codroipo

Il gruppo brianzolo suona venerdì 4 settembre per la prima volta in Friuli Venezia Giulia: il concerto all’Arena del SummerMusic

Elisa Russo
I Vaeva
I Vaeva

Tra le giovani band su cui vale la pena scommettere, i Vaeva sono in cima alla classifica. Vengono dalla Brianza, tutti classe 2005, e hanno le carte in regola per imporsi nel mondo del rock: grinta, energia, furore.

Già rodati su palchi importanti quali il Mi Ami di Milano e lo Sziget di Budapest, con oltre 160 date macinate, suonano per la prima volta in Friuli Venezia Giulia, al “Ridopoco – il festival che ti serviva” venerdì, prima serata della rassegna organizzata dall’associazione culturale Ottagono all’Arena del SummerMusic a Lonca di Codroipo (via Gramsci), si inizia alle 19 con Cilio e poi Gattotoro.

I Vaeva (vuol dire lago in cingalese) propongono «un concerto principalmente composto da nostri inediti – raccontano – e poi di solito inseriamo una cover significativa».

Sara Nobili alla voce, Jacopo Renzi alla batteria e voce, Edoardo Mereuta alla chitarra e voce, Gabriele Coffanetti alla chitarra, Michele Basilico al basso hanno pubblicato per ora due ep, il primo prevalentemente in inglese, per passare poi all’italiano con “Preda dei venti” uscito l’anno scorso.

«All’inizio – spiega la cantante – era molto più comodo per me scrivere in inglese, forse perché semplicemente avevo un po’ vergogna di far capire davvero il messaggio. Poi ho provato con l’italiano e ci siamo trovati molto meglio, con grande risposta del pubblico, perché dalla prima canzone ai concerti cantavano fortissimo, sapevano il testo a memoria, era veramente un’altra cosa. Le parole arrivavano davvero, la gente si rivedeva: non credo torneremo indietro».

Diversi singoli sono andati virali, da “C’era il temporale” a “Sangue ribelle”, “Etciù”, “(non) mi piace” fino al più recente “Dejavu”, che vede la produzione di Divi dei Ministri (ha prodotto l’intero ultimo ep).

«Siamo sotto la sua ala, dallo sviluppo delle demo fino alle registrazioni. Stiamo lavorando con lui anche sul primo album. Decisamente la persona di cui ci fidiamo di più nel nostro team. Dopo queste ultime date ci concentreremo sulla chiusura del disco».

In scaletta live, però, ancora nessuna anticipazione degli inediti: «Prima, appena scrivevamo un pezzo, anche se l’avevamo finito la sera prima alle prove, lo suonavamo, anche per capire dalla risposta del pubblico come funzionava. Adesso è più studiato, teniamo tutto in segreto, quando esce iniziamo pian piano con gli spoiler, partendo da Instagram».

La dimensione live sembra quella in cui i Vaeva si esprimono al meglio, con un’attitudine molto punk: «Ce lo dicono spesso, forse dal vivo suoniamo più punk, invece in studio un po’ più pop e indie rock».

Seppur nativi digitali, a volte vivono conflittualmente il rapporto con la rete: «Siamo proprio la generazione che è cresciuta con i social e senz’altro ci hanno aiutato a raggiungere il nostro target. Sarebbe bello, però, riuscire ad arrivare a un punto in cui c’è qualcun altro che ci fa i video in modo professionale, perché continuare così è veramente tosta: svilupparsi tramite i social, non è tutto rose e fiori, ci sono tante sfide, bisogna mantenere costanza ogni giorno, quando magari vorresti pensare solo alla musica. L’ideale per noi sarebbe diventare artisti a tutto tondo».

Inoltre, riscontrano nei loro coetanei una fruizione della musica più “distratta”: «Un tempo compravi un disco, ci avevi investito dei soldi e quindi magari te lo ascoltavi cento volte. Adesso l’ascolto è molto più volatile e superficiale, si sente la singola canzone più che l’album intero o la discografia di un artista».

 

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