La naturalista Buglioni a Tarcento: «Bisogna insegnare ai bambini come osservare la natura»
Doppio appuntamento con il Premio Andersen sulla curiosità dello sguardo. L’incontro è in programma il 3 settembre all’Auditorium

Premio Andersen come Protagonista della cultura dell’infanzia, Federica Buglioni, autrice e naturalista, voce tra le più autorevoli in Italia sul rapporto tra infanzia, cibo e natura sarà, giovedì 3 settembre, a Tarcento insieme a Martina Monetti per due momenti di formazione dal titolo "La curiosità dello sguardo", dedicati ad albi illustrati, materiali e strumenti per l'osservazione della natura, alll'Auditorium della scuola primaria Marinelli di Tarcento la mattina, dalle 9 alle 13, in un incontro in plenaria, e il pomeriggio, dalle 15.00 alle 18.30, in un laboratorio esperienziale all'aperto.
L’iniziativa è dedicata a educatori e insegnanti, nell’ambito di “Esplorando – Le esperienze all’aperto come risorsa educativa”, promosso da 0432 associazione culturale che dal 2023 promuove la conoscenza e la diffusione dell’educazione esperienziale all’aperto in Friuli Venezia Giulia. Il progetto invita a riscoprire il territorio come spazio educativo, attraverso esperienze dirette, attività esplorative e creative che favoriscono la curiosità, l’osservazione e la relazione con l’ambiente.
È in questo contesto che si inserisce l’incontro con Federica Buglioni che, prima di dedicarsi ai bambini, ha lavorato per anni nel mondo dell’editoria, occupandosi di traduzione e scrittura, poi, quasi per caso, ha iniziato a cucinare con loro e da allora non si è più fermata. Nel 2006 ha fondato l’associazione Bambini in Cucina, che ha diretto fino al 2021, e oggi porta il suo lavoro in università, fondazioni, biblioteche e scuole.
Il suo libro “Naturalisti in cucina” (Topipittori) le è valso il Premio Bambini e Natura. Per Buglioni, educare significa prima di tutto imparare partendo dall’esperienza, osservando quella che lei chiama la “natura prossima”, una natura che i bambini hanno già sotto gli occhi tutti i giorni, ma che raramente riconoscono come tale: «Proprio perché così vicina, osserva Buglioni, i bambini spesso non percepiscono questa connessione. L’attenzione al cibo, in particolare, nasce dal fatto che i bambini oggi non hanno esperienza della filiera, non vedono la pianta che cresce, non percepiscono il cibo come un elemento che viene dalla natura. Vedere il cibo come elemento naturale è invece importantissimo. Entrare in relazione con queste cose vuol dire mantenere il ponte tra me e la natura, perché la natura non è solo quella cosa fuori dalla porta, ma qualcosa che è dentro di me, con cui sono sempre in relazione».
Su questa capacità di guardare le cose con occhi diversi si fonda anche uno dei libri più amati di Federica Buglioni, Alfabeti Naturali (Topipittori), dedicato ai pattern naturali ovvero le spirali, i reticoli, le simmetrie e tutte le reiterazioni ordinate che la natura ripete ovunque e che uno sguardo distratto raramente coglie: «Ho vissuto un pezzo della mia vita scolastica in scuole inglesi, e nel mondo anglosassone il concetto di pattern è ovvio fin dalla prima infanzia, è una di quelle cose culturali che si respirano. A un certo punto mi sono resa conto che in Italia non era così».
Ma a insegnarle davvero a vedere i pattern, aggiunge, sono stati soprattutto i bambini nei laboratori di cucina: «Noi adulti, per condizionamento, quando cuciniamo vediamo un “ingrediente”; se i bambini tagliano un’arancia, vedono una stella. Ho rivisto i pattern con loro. Per questo penso che, lavorando con i bambini, spesso non li si ascolti abbastanza: siamo troppo impegnati a spiegare, a dire cose, e ci togliamo il piacere di chiedere “raccontami”, non perché ci debbano dare una risposta giusta. Le ricorrenze, le ripetizioni, loro le vedono perché sono lì davanti ai loro occhi».
L’attenzione per lo sguardo dei piccoli è anche il criterio con cui Buglioni valuta i libri per l’infanzia, un settore in cui la superficialità è più diffusa di quanto si pensi: «Prima di tutto un albo illustrato non deve essere sciatto. Quello che mi piace in un albo di non fiction è quando non mi dice tutto. Mi piace quando un libro mi offre uno sguardo, un trampolino, ma non tutto».
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