Marta Cuscunà mette in scena la Resistenza a fumetti
Appuntamento venerdì al Teatro San Giorgio di Udine. Con lei sul palco il fumettista Fabio Babich

Marta Cuscunà approderà al teatro San Giorgio di Udine venerdì 19, alle 21, con il suo spettacolo “The Beat of freedom - La Resistenza a fumetti”. Sul palco, l'attrice e autrice monfalconese e il fumettista Fabio Babich daranno fisicità alle parole e alle emozioni di tutta una generazione di giovani donne e uomini che scelse di combattere la brutalità del nazifascismo, coltivando il sogno di un Paese e di un futuro di libertà.
Davanti agli occhi del pubblico, i paesaggi e le atmosfere evocati nelle lettere dei protagonisti e delle protagoniste della Resistenza prenderanno forma attraverso le illustrazioni proiettate sul videoschermo che Babich eseguirà dal vivo, intrecciandosi alla performance di Cuscunà scandita da un accompagnamento musicale insolitamente rock. La serata è realizzata dal Comitato provinciale dell’Anpi.
Ispirato al libro “Io sono l'ultimo. Lettere di partigiani italiani” di Giacomo Papi, Stefano Faure e Andrea Liparoto, in “The Beat of freedom” Marta Cuscunà compone un'autobiografia collettiva di giovani accomunati dall'aver condiviso un tempo e un Paese che, a un certo punto, sentirono l'esigenza di cambiare. Cuscunà cerca di restituire ai ragazzi e alle ragazze di oggi lo spirito di un racconto corale sul sogno rock di un Paese di persone uguali nei diritti e libere.
“La libertà era nei monti, per la prima volta riuscivamo a sentirla e picchiava nella testa”. Da questa frase di Nello Quartieri, nome di battaglia “Italiano”, è nata la scelta musicale che caratterizza “The beat of Freedom”. La libertà come pulsazione, come battito che scuote.
Un ritmo nuovo, che sconvolge, parla di giovinezza e ribellione. Una metafora dirompente e che ha guidato Marta Cuscunà nella scelta di intrecciare le voci dei partigiani a quelle di Patti Smith, Lou Reed, Alanis Morissette, Green Day in una partitura musicale che tenta di scavalcare i confini della storia e unire tre generazioni. Perché i partigiani, prima di tutto, erano giovani. Si innamoravano, scoprivano di avere paura e coraggio.
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