Sorj Chalandon è Kells: quando la memoria diventa anche resistenza
Un romanzo in cui l’autore mescola biografia e finzione. La presentazione mercoledì 18 marzo al Convento di San Francesco a Pordenone

Leggere un libro di Sorj Chalandon non è mai un’azione neutrale: si comincia quasi con pudore, sperando di trovarci dentro, ancora una volta, una voce intima, vigilante, coraggiosa, convinta dell’importanza per la scrittura di essere non solo memoria ma trasmissione, testimonianza, resistenza. “Il libro di Kells” (Guanda) ultimo memoir di Chalandon, non si sottrae alle aspettative. Non è soltanto romanzo di formazione. Racconta infatti la storia dello scrittore e giornalista francese che a diciassette anni è stato Kells, un nome nuovo, un lasciapassare scelto dal protagonista per la sua nuova vita.
Abbandonata Lione e una famiglia segnata dalla brutalità e dalla violenza paterna, Kells porta con sé cento franchi, (l’ultimo gesto materno) e altri pochi oggetti: un libretto rosso che contiene “La Nausea” di Jean Paul Sartre e una cartolina postale medievale irlandese inviata dall’amico del cuore con l’illustrazione del libro di Kells, capolavoro del cattolicesimo irlandese. Appigli, talismani per affrontare la strada, sostituti di una famiglia che non protegge, non cresce, non cura. Dopo la Camargue e un rientro a Lione momentaneo, sarà Parigi l’approdo del giovane, la Ville Lumière che ha ben poco del fascino promesso.
Vista da chi non ha nemmeno da mangiare è un paesaggio urbano di sottoponti, alberghi desolati, garage abbandonati, condomini in costruzione, panchine, stazioni, sporcizia. È lì nelle strade di una città attraversata da scontri tra poliziotti e giovani uomini e donne, siamo negli anni Settanta, dall’esperienza della solitudine e della miseria, che avverrà l’incontro tra il diciasettenne Kells appena emancipato e la militanza politica, unica possibilità di appartenenza e di riscatto, destinata però a incrinarsi di fronte alle contraddizioni e alle derive della lotta.
Ogni immagine, ogni parola, capitolo dopo capitolo costruiscono l’architettura narrativa di un’opera intensa e stratificata, in cui l’autore intreccia gli elementi autobiografici e la finzione per restituirci il ritratto di una giovinezza segnata da fratture profonde e da un costante bisogno di ridefinizione di sé. L’identità, l’affrancamento dalla famiglia, la ricerca della bellezza custodita e poi cercata per affrontare e sostenersi nella vita, sono temi che toccano in profondità al punto che da lettori ci immaginiamo, dall’inizio alla fine del libro, al fianco di Kells, le braccia pronte a circondargli le spalle quando scappa, ruba per mangiare tre mele, partecipa alla lotta o, con gli occhi bassi, chiede la carità a Montmartre per potersi lavare. I militanti maoisti che accoglieranno
Kells dopo i primi e deludenti contatti con un gruppo di giovani sbandati e fragili sono coloro che lo avvicineranno alla cultura, al cinema, ai musei, alla letteratura. Se non ci sono i padri, che siano i libri la fonte a cui abbeverarsi, se il padre è fascista, razzista, antisemita, l’Altro, appunto, nemmeno meritevole di un nome proprio, meglio la libertà della strada con i suoi pericoli. All’interno di un gruppo di compagni, operai, militanti, studenti, tutti diversi, Kells troverà una famiglia, un’umanità palpabile e costruirà la base della sua futura essenza di uomo e una possibilità di rinascita, dall’esperienza dell’incontro con gli altri e contro l’Altro. Certamente osservare l’innocenza di un ragazzo che cammina nelle strade del mondo è straziante perché è continuamente fatta a pezzi, derisa, ingannata, sottratta come un orologio da polso o un paio di scarpe.
Il Libro di Kells non è solo l’avventura personale di un ragazzo in fuga, ma il racconto intenso, vivido e autentico di una gioventù che sperimenta l’ideale, la miseria, il tradimento e la rinascita. Un romanzo in cui l’autore mescola memoria e finzione, per restituire l’eco di un’epoca violenta ma carica di speranza in cui la verità messa su pagina è cruda, la scrittura asciutta: giornalismo che racconta gli altri con precisione chirurgica che si fa letteratura quando da personale diventa universale.
La presentazione in prima nazionale de “Il libro di Kells” di Sorj Chalandon, appuntamento tra i più attesi del festival Dedica è in programma mercoledì 18 marzo, alle 20.45, al Convento di San Francesco a Pordenone. Accanto all’autore interverrà Federica Manzon, scrittrice e direttrice editoriale di Guanda, in un dialogo che attraverserà i temi centrali del romanzo.
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