La rivista “Il Pignarûl” compie settant’anni di storia e memoria

Il numero 2026 della rivista della Pro Tarcento celebra anniversari, studiosi e tradizioni sotto la direzione ininterrotta di Luigi Di Lenardo dal 1963

Gianfranco Ellero

 

La longevità di una pubblicazione periodica rientra per così dire nell'ordine naturale delle cose se l'editrice è un'istituzione senza scadenza, ma diventa una rarità e forse un record se è diretta dalla stessa persona fin dal lontano 1963: stiamo parlando de “Il Pignarûl” della Pro Tarcento, rivista annuale diretta da Luigi Di Lenardo.

Il fascicolo apparso prima di Natale nelle librerie e nelle edicole della “perla del Friuli” è particolarmente ricco e interessante non solo perché contiene la ricostruzione storica della rivista dalle origini a oggi, e i nomi di tutti i numerosi collaboratori, ma anche per una serie di favorevoli “coincidenze”: novecentesimo anniversario del primo documento che nomina Tarcento; cinquantesimo del terremoto; centesimo anniversario della nascita del pittore e incisore arteniese Mario Micossi, autore di numerose opere ispirate dal paesaggio tarcentino.

Particolarmente affascinante il contributo di Luigi Di Lenardo (“Dal nulla al 1126”) sull'antico insediamento romano che sta all'origine del toponimo, derivato – secondo Giovanni Frau – “dal numerale latino t r e c e n t i 'trecento', a indicare trecento iugeri o simile”.

Il nome della “perla” trae quindi origine dalla centuriazione della parte piana della conca, ancora ben visibile sulle mappe ottocentesche e nelle fotografie dall'aereo.

A seguire, brillante e veloce, l'amarcord urbanistico di Giovanni Pietro Nimis, che descrive la formazione a strati del “paese che abbiamo rimpianto dopo il terre¬moto, pur consapevoli di averlo visto cadere molto prima, pezzo dopo pezzo, sommerso nel boom del miracolo italiano, quando il corpaccione edilizio si stava mangiando la conca e i fianchi delle colline, trasformava ogni aspetto del paese, e dissolveva i fattori originari del paesaggio in una fantastica nostalgia”.

Ricchissima, poi, la documentazione delle distruzioni prodotte dal terremoto del 1976, e amplissima la scelta di altri argomenti: Giuseppe Bergamini mette a fuoco la figura di De Rubeis e lo scrigno d'arte di Sant'Eufemia; Laura Gritti ricorda “La veglia di Ceschia” di Tito Maniacco; lo scrivente richiama l'attenzione su “Un cane da catena”, il romanzo di Bruna Sibille Sizia; Monika Pascolo ricostruisce la storia del balletto di Licia Bearzi; Alberto Candolini descrive i paesaggi (di allora) attraversati dal “tram bianco” fra Tricesimo e Tarcento; Enzo Madussi celebra il sacrificio del partigiano Tite Cois, fucilato dai nazisti a Lione nel 1944; Lucia Aviani riporta alla memoria lo scopritore delle grotte di Villanova, e un ampio redazionale è dedicato al 25° anniversario del docg concesso al famoso vino dolce di Ramandolo.

Prezioso, infine, stampato a parte, l'indice per materia compilato da Laura Gritti ed Enrico Madussi.

Le più che duecento illustratissime pagine del “Pignarûl 2026”, frutto della creatività di Sonia Paolone sotto il profilo estetico, accolgono anche contributi minori e diversi testi poetici.

Ma la vera sorpresa per i lettori si trova all'inizio, quasi in premessa: il prestigiatore poliglotta, ovvero il prof. Luigi Di Lenardo, ha deciso infatti di estrarre un coniglio dal cilindro traducendo dall'inglese un brano del romanzo "The Return of the Native" di Thomas Hardy, per ricordare che anche in Inghilterra si accendono fuochi, ma il 5 novembre, non il 5 gennaio. Perché?

Questa la motivazione in friulano: “I inglês e impìin i pignarui il 5 di novembar di ogni an par ricuardâ la Gunpowder Plot, il falît tentatîf dal catolic Guy Fawkes di fâ saltâ paraiar il Palaç di Westminster cun dentri il re Jacun I e dut il Parlament. Thomas Hardy al descrîf culì la fieste dai fûcs pe Gunpowder-plot-night te marsure intôr di Londre”.

Tutto da leggere, insomma, “Il Pignarûl” del 2026, e da ricordare, anche se non si è cittadini di Tarcento: si tratta, infatti, del settantesimo capitolo di un'enciclopedia storica, artistica e culturale che da Tarcento si allunga sul Friuli e spesso al di là dei suoi confini

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