La montatrice Silvia Favro: «Lavoriamo nell’ombra e nessuno ci conosce»
La giovane friulana racconta la sua esperienza a Roma. Tanti film e serie tv. «A breve “Il falsario”su Netflix»

Montatori e doppiatori finiscono sempre in fondo al rullo di fine film: posso dire ingiustamente? E inserirli un po’ prima, no? Il regista senza il suo fedele assembla-immagini se ne starebbe inerme a guardare il complesso intreccio di girato senza concludere un granché. Mestieri preziosi per il cinematografo, mai davvero resi nobili per ciò che rappresentano.
Silvia Favro, ventottenne pordenonese, è assistente montatore: «Per dire — spiega — i grandi del settore per noi giovani sono degli dei pagani, ma la gente non li conosce. Stiamo accovacciati nell’ombra e lavoriamo sodo. Si comincia al mattino e, fino a sera, non molliamo mai il mouse. I tempi, a volte, ti pigliano per la gola. Nel cinema le date di consegna vanno rispettate al minuto».
Non credo siano scelte casuali. Questo è un segmento particolare che richiede passione e predisposizione. Quindi era proprio un suo desiderio, ci pare di capire?
«Certo. La “colpa” è del papà. Lui lavora con la cinepresa e da ragazzina, in casa, giravano moltissimi dvd sui quali mi avventavo curiosa e vorace. Le spiegazioni pazienti del babbo alle mie curiosità spostarono decisamente l’attenzione sulle tecniche usate per tagliare e incollare le decine e decine di scene girate sul set. A diciott’anni scelsi Vicenza per vivere, però poi tornai in Friuli e, quindi, tentai di entrare in una scuola specializzata di Milano. Nulla da fare. Non nego che mi prese lo sconforto, che durò il tempo della scelta successiva: Roma».
E la capitale le rese giustizia?
«Non la presi subito in considerazione come sede perché i residenti hanno la priorità sugli ingressi dei concorsi però, se stai a guardare tutto, non ti muoveresti da casa. Quindi bussai alla “Gian Maria Volonté” e solamente in sette entrano per ogni corso. Mi ritrovai inaspettatamente fra questi. E se ne sono andati tre splendidi anni di montaggio. Dal 2020 al 2023».
E cosa si studia?
«Intanto devi imparare a usare un software, e non è cosa semplice. Quindi bisogna affrontare la parte artistica: le inquadrature, le regole, cosa fare e cosa non fare, la storia del cinema. Serve davvero un giro completo. L’ultimo anno venne da noi in accademia Roberto Di Tanna, un montatore di un certo prestigio. Chiese a noi studenti di sistemare un trailer. Gli piacque il mio e mi propose di lavorare con lui».
Il suo primo montaggio?
«La seconda stagione di “Christian” su Sky. Gli ultimi due, invece, sono stati “Il falsario”, che uscirà su Netflix a gennaio, e “Per te” di Alessandro Aronadio con Edoardo Leo».
Non capita tutti i giorni di intervistare un assistente al montaggio. In cosa consiste il suo compito? Approfittiamo anche di un’altra curiosità: c’è uno scatto grazie al quale si passa di ruolo?
«Le rispondo prima alla seconda. No, non c’è. Tecnicamente uno può rimanere assistente per tutta la vita. Dipende dalla bravura, ovviamente, e dalle opportunità. Mettiamoci dentro anche la fortuna. Se stai al fianco del tuo montatore, e lui ti vede pronto, potresti diventare co-montatore. Oppure improvvisamente ti sceglie un regista: a quel punto, be’, svolti. L’assistente si occupa di tutta la fase prima del montaggio vero e proprio: riceve il materiale dal set e lo deve sistemate in sincro audio-video, preparando di fatto il girato affinché possa cominciare il taglio e cucito vero e proprio ad opera del montatore, ovviamente, e del regista. Nel frattempo, l’assistente gestisce i contatti con la produzione e l’intero progetto: praticamente il film lo apre e lo chiude, inoltrando il risultato finale al laboratorio che lo esporterà in alta qualità».
Una responsabilità non da poco.
«Eccome no, il terrore di farsi sfuggire qualcosa di sbagliato è sempre presente».
Altri titoli, Silvia?
«”Gigolò per caso”, “Sono Lillo”, “Itaca, il ritorno”, “Cortina Express” e “Sconfort Zone”».
Come vive una pordenonese a Roma?
«All’inizio non è stato semplice abituata com’ero alla tranquillità, che qui manca totalmente. Il rumore mi infastidiva così come gli spostamenti infiniti. Ora è diventato tutto normale, persino piacevole».
Un montatore è ben pagato?
«Non male. Anzi, nella mia fantasia pensavo molto meno. Non abbiamo i vantaggi di altri lavoratori, come ferie e tredicesima, ma va bene così».
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








