“Prima di noi”, il Novecento in scena tra Friuli e Veneto
La serie Rai diretta da Daniele Luchetti racconta la famiglia Sartori dal 1917 agli anni Settanta. Tra le riprese anche l’attrice e acting coach friulana Sara De Mezzo

Il Novecento è un rifugio confortevole per chi teme le macchinazioni del futuro e il cinema scende con piacere nel secolo turbolento, guerrafondaio e artisticamente inarrivabile per il solito ripasso degli anni migliori, ma è un punto di vista opinabile. “Prima di noi” rappresenta la televisione elegante di quando lo sceneggiato Rai apparecchiava la tavola degli italiani. Cinque serate e dieci puntate, da oggi in prima serata, con vista sulla famiglia Sartori — il romanzo cartaceo è firmato da Giorgio Fontana — osservata a cominciare dai primi colpi di cannone del 1917 fino alle contestazioni dei Settanta.
Il Friuli Venezia Giulia e il Veneto hanno accolto la produzione, da Feltre a Vittorio Veneto, offrendo la bellezza di Cimolais e dintorni, un incanto al quale Daniele Luchetti, regista della serie assieme a Valia Santella, non ha voluto sottrarsi.
Ed è qui che entra in scena Sara De Mezzo, coach degli attori impegnati nelle prime riprese friulane, quelle della fuga dal fronte dopo la ritirata di Caporetto. È di Codroipo e da anni si dedica alla cura del dialogo, della pronuncia e dei movimenti scenici.
«Sono laureata in lettere e discipline dello spettacolo all’Università di Trieste – racconta –. Il destino, poi, mi ha trascinato a Roma a tu per tu con la realtà del cinematografo, facendomi innamorare di quel mestiere. Esperienze di aiuto-regia in alcuni cortometraggi mi hanno consegnato sicurezze fondamentali per altri ruoli all’interno del set».
Il ruolo dell’acting coach è centrale soprattutto nelle grandi produzioni. «Negli Stati Uniti è una figura molto ricercata, in Italia si sta espandendo solo recentemente, per la necessità degli interpreti di avere uno sguardo esterno mentre indossano i panni dei loro personaggi».
Un percorso lungo e intenso. «Le riprese sono durate sei mesi: dal primo ciak all’abbraccio finale. Un’avventura entusiasmante». Dopo il Friuli, il set si è spostato in Veneto. «A Feltre prima, poi a Vittorio Veneto. Quindi Roma e infine Torino per le scene conclusive».
Il tutto è stato girato in presa diretta. «Quando il regista urla “Silenzio!” non è solo un modo di dire. A volte però la voce si perde per un cambio di posizione e diventa necessario il doppiaggio, utile anche per correggere i difetti del “buona la prima”».
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








