“La pace difficile”, il diario dell’ambasciatore Starace nella Russia alla vigilia della guerra

Nel libro dell’ex ambasciatore a Mosca il racconto dall’interno dei mesi che hanno preceduto l’invasione dell’Ucraina e delle occasioni mancate per evitare il conflitto

Pierluigi Sabatti

 

Al terzo anno di guerra tra Russia e Ucraina il libro “La pace difficile-Diari di un Ambasciatore a Mosca” di Giorgio Starace (Mauro Pagliai Editore, 176 pagg., 20 euro) offre un «resoconto ragionato» sull’inizio del conflitto, come scrive nella prefazione Lucio Caracciolo.

Starace arriva a Mosca a fine settembre del 2021 «sotto un cielo grigio e una temperatura rigida» e comincia a studiare le carte nella “cupa” villa Berg, sede dell’ambasciata, tuffandosi in «un’analisi a tutto campo del contesto politico, economico e sociale» russo. Il diplomatico vanta una carriera di tutto rispetto iniziata nel 1985 alla Direzione generale degli Affari economici. Dopo vari incarichi in giro per il mondo e in Italia diventa ambasciatore nel 2010 negli Emirati arabi uniti e quindi a Tokio.

In esordio, Starace si sofferma sui precedenti rapporti tra Russia e Occidente ricordando che Putin, arrivato al potere nel 2000, dialogava con Usa e Ue. Poi cambiò dopo gli “schiaffi” ricevuti con l’allargamento della Nato a Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Romania, Bulgaria, Slovacchia e Slovenia. Nel 2007 Putin non vuole più incassare e nel discorso alla 44.ma conferenza di Monaco sulla sicurezza europea denuncia i mali «dell’unilateralismo americano». Starace ricorda altri precedenti: il referendum per l’annessione della Crimea nel 2014 e il naufragio degli accordi di Minsk per porre fine al conflitto nel Donbass, firmati nello stesso anno da Russia e Ucraina con la mediazione di Germania e Francia.

Questo, per brevissime linee il contesto che lo accoglie quando arriva a Mosca, «città affascinante» che ammira, raccontando le impressioni riportate durante le passeggiate e le gite in bicicletta con la moglie: una metropoli vivacissima con modernissimi spazi espositivi polifunzionali, locali e ristoranti con design di ultima generazione, servizi di trasporto efficientissimi, verde pubblico curato. E «gli adolescenti russi vestiti da americani». Ma è «immanente» pure la memoria della seconda guerra mondiale evocata da centinaia di monumenti e le tante chiese ben curate. Impressioni che prova anche altre città, come San Pietroburgo. Infine sente dovunque la simpatia dei russi per l’Italia «percepita come interlocutore culturale, economico e anche storico».

Nel suo accurato diario di bordo, Starace riporta contatti diplomatici intensi con i russi e con i colleghi di altre nazioni. Racconta i colloqui con esponenti politici, come il ministro degli Esteri Lavrov, un falco, il portavoce Peskov, la governatrice della Banca Centrale Elvira Nabiullina che descrive la sua Russia come «un Paese euroasiatico con il cuore in Europa». E anche con gli ex diplomatici del periodo di Gorbacev. Intanto la tensione cresce: speranze di arrivare a un compromesso si alternano a minacce belliche finché il 22 febbraio 2022 si arriva all’Operazione speciale, che Putin annuncia alle 5 del mattino con un discorso in cui denuncia le «gravi colpe dell’Occidente collettivo, della Nato e del regime nazista di Kiev».

E dire che pochi giorni prima, un personaggio che diventerà famoso, il generale Vannacci, addetto militare all’ambasciata, aveva escluso un conflitto di vaste proporzioni. E quel giorno aveva usato un’espressione colorita: i russi entrano in Ucraina «come un coltello nel burro e in un paio di settimane avranno raggiunto Kiev e ottenuto la capitolazione di Zelensky». Non servono commenti.

Comincia il conflitto e, «a dispetto delle previsioni gli ucraini resistono». Comincia l’altalena di speranze e delusioni come la trattativa di Istanbul che fallisce per l’irrigidimento di entrambe le parti. A corredo ci sono le espulsioni di diplomatici russi da vari Paesi europei, Italia compresa, con quella degli europei da parte russa. Ci sono le sanzioni e Starace, preoccupato per le imprese italiane, cerca di dare impulso al dialogo anche con Putin. Innumerevoli i tentativi di avviare trattative: intervengono Vaticano e Cina. Di Maio allora ministro degli Esteri presenta una sua road map verso la pace. Ma la guerra continua, anche se, col passare dei mesi, la tragedia di Gaza oscura le cronache dall’Ucraina.

A chiudere il libro alcuni capitoli che inquadrano la vicenda nella dinamica dei rapporti tra i tre “imperi”: americano, cinese e russo. Con un’Europa assente. Il libro sarà presentato dall’ambasciatore Starace venerdì 23 gennaio alle 17.30 al Circolo della Stampa di Trieste

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