Il ritorno di Bigatis: storia di dieci filandine in un Friuli contadino che stava cambiando
Lo spettacolo di Bartolini e Patui martedì 29 marzo su Rai3Fvg. Un’importante pagina del teatro popolare da riscoprire

Ritorna a far parlare di sé “Bigatis. Storie di donne friulane in filanda”, di Elio Bartolini e Paolo Patui, (regia di Gigi Dall’Aglio), l’imperdibile spettacolo sulle filandine friulane.
Prodotto dal Css Teatro stabile di innovazione Fvg per il Mittelfest nell’edizione del 2000, vincitore di premi prestigiosi come l’Adelaide Ristori e poi diventato video per la Rai, è proprio dalla sede regionale Rai che, martedì 29 marzo, andrà in onda il primo atto (con replica il 1 aprile), martedì 5 aprile il secondo (con replica l’8).
«Quella di Bigatis era una storia che stava tutta dentro al cuore e alla memoria di Elio – ci racconta Paolo Patui. – La mamma di Bartolini, una delle sorelle Bau che in Bigatis è rappresentata da “Olghe Bao” (nell’interpretazione di Rita Maffei), era stata a lungo una filandina, e aveva raccontato, a volte anche in maniera romanzata e iperbolica, quel mondo a suo figlio fin da quando era piccolo ed Elio se lo portava dentro».
Nasce così una felice collaborazione tra i due. Bartolini, che in quel momento aveva Michelangelo Antonioni come regista dei propri testi, e Monica Vitti, Virna Lisi, Giancarlo Sbragia a interpretarli, Patui sensibile scrittore, con cui Bartolini, dopo la comune esperienza Rai della versione in friulano di Lupo Alberto (Berto Lôf), aveva instaurato «un rapporto quasi paterno e filiale, una confidenza umana e professionale della quale gli sarò sempre grato», ci confessa Patui stesso.
“Bigatis. Storie di donne friulane in filanda”, eccezionale progetto culturale del Novecento italiano e importante pagina del teatro popolare (e civile), nasce con questo respiro: riportare in vita le storie di dieci filandere, che raccontano la propria difficile e appassionata esistenza; e attraverso questo racconto corale far emergere la piccola e grande storia dei primi cinquant’anni del Novecento.
È la parte in cui il Friuli è in bilico tra passato contadino e futuro industriale, quello tessile; una terra che “spia il mondo attraverso il pertugio di un telaio, un Friuli che è raccontato per forza di cose da donne, dal loro punto di vista, dalla loro sensibilità, perché a lavorare in filanda erano sempre e solo le donne, le filandine, le Bigatis”.
Questo scrivevano al tempo Elio Bartolini e Paolo Patui nel presentare il loro lavoro, capace di raccogliere con raffinata e onesta sensibilità quello che solo una lingua madre come il friulano sa contenere e poi far esplodere. Lo conoscono bene i poeti questo punto di vista.
E poi ci sono loro, le ragazze, le giovani interpreti, il coro di attrici che a distanza di più di vent’anni sono diventate ancora più brave e importanti, e questa nuova occasione Rai è dedica a chi è volata via. Ci stiamo riferendo a Ilaria Valli e Claudia Grimaz.
Per lo stesso motivo un pensiero va a Gigi Dall’Aglio, «regista dalla sensibilità infinita» lo ricorda il coautore Patui. E poi quest’anno ricorrono i cento anni dalla nascita di Bartolini, come dimenticarlo.
Così invitiamo tutti alla visione di Bigatis del 29 marzo, per riscoprire l’armonia di un progetto tutto al femminile, con interpreti eccellenti, e un’efficace scrittura a quattro mani.
Una drammaturgia intensa, curata, fatta di poesia e incanto, attenzione per la piccola storia del quotidiano e gli eventi della grande storia del periodo: gli scioperi agrari, la guerra mondiale, il fascismo.
E soprattutto il desiderio di un mondo migliore per queste donne affaticate, disgraziate sì ma non infelici, perché combattive, forti. Unite. “Bigatis. Storie di donne friulane in filanda”: un buon esempio di come si può saper ricordare, dentro un canto senza retorica. —
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