Il restauro del fondo di Daniele Antonini, lo storico militante

Negli scatti del ricercatore e condirettore dal 1966 della rivista “Il Noncello”

il racconto rigoroso e appassionato della società del Friuli Occidentale

Un patrimonio documentario che oggi rinasce grazie al lavoro del Craf

Alvise Rampini
Visita di Saragat a Pordenone nel 1966 e Molassa, Claut, 1954
Visita di Saragat a Pordenone nel 1966 e Molassa, Claut, 1954

Spesso è difficile comprendere il lavoro che viene portato a termine all’interno di un centro di ricerca. I progetti frequentemente non trovano una corretta comunicazione e, soprattutto in ambito culturale, capita che non vengano recepiti da un largo pubblico.

Eppure entrare nell’archivio di un centro di ricerca di fotografia significa acquisire la memoria storica dell’evoluzione urbanistica e sociale del territorio, restituendo una visibilità che rischierebbe di disperdersi inevitabilmente.

È necessario sfatare il mito dell’archivio come un contenitore statico, una sequenza di scaffali polverosi. Il lavoro archivistico nel campo della fotografia costituisce tecnologia e disciplina scientifica supportata da ricerca e un attento aggiornamento professionale.

Tutte queste operazioni sono portate a termine dal Craf_- Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia di Spilimbergo che opera su numerosi fondi fotografici attraverso una preziosa attività di recupero, restauro, digitalizzazione, catalogazione e valorizzazione di un patrimonio di oltre mezzo milione di fotografie dove la memoria visiva della società non viene semplicemente “conservata”, ma studiata, protetta e costantemente messa a disposizione del pubblico attraverso le varie piattaforme web.

L’implementazione in rete della catalogazione effettuata permette la gestione di importanti concessioni di utilizzo a favore di enti pubblici e privati.

Solo nel mese di ottobre il Craf ha inviato per un’esposizione in Ungheria 70 fotografie realizzate da Mario De Biasi durante la rivoluzione di Budapest nel 1956, ha organizzato una mostra a Parigi nella sede della Maison de l’Italie, gestito numerose richieste di utilizzo di immagini per studio, pubblicazioni, mostre. Queste operazioni sono la conclusione di una “filiera” che ogni archivio moderno e tecnologico deve portare a termine quotidianamente.

Sempre al Craf sono custoditi archivi come quello di Toni Nicolini che raccoglie migliaia di fotografie pubblicate per il Touring Club Italiano, o fondi dedicati al territorio come quello del Genio Civile che documentano, attraverso lastre fotografiche, centinaia di lavori pubblici realizzati in regione tra il 1920 e il 1960 diventando memoria storica, sociale e urbanistica di un luogo.

E, ancora, la conservazione di dagherrotipi del 1840 o le lastre di Francesco Krivec che descrivono la città di Udine e i luoghi limitrofi tra il 1933 e il 1980, un racconto che diventa storia visuale. Si potrebbe andare avanti fino alla fotografia contemporanea, al passaggio dall’analogico al digitale, ma sarebbe impossibile da sintetizzare in un articolo.

Tra questi fondi c’è quello di Daniele Antonini (Udine, 1911 - Pordenone, 1988), cultore di storia locale, ricercatore e condirettore dal 1966 della rivista “Il Noncello” fondata nel 1950.

Spesso definito come uno «storico militante» del territorio, Daniele Antonini portava a termine continue ricerche negli archivi e nelle biblioteche pubblicando i materiali dopo un attento studio delle fonti. Spesso utilizzava il medium fotografico come una sorta di appunto cartaceo, lasciando un patrimonio di conoscenza importante per lo studio del territorio pordenonese.

Nella rivista “Il Noncello”, pubblicata con cadenza semestrale, Antonini presentava prevalentemente saggi storici, articoli di arte e letteratura, divenendo negli anni un riferimento culturale per tutto il Friuli occidentale.

Questo archivio fotografico di grande interesse è stato depositato al Craf nel 2020 ed è composto da oltre cinquemila negativi e lastre, scattate fra gli anni Trenta e la metà degli anni Settanta del Novecento e restituisce un patrimonio di particolare valore documentario soprattutto in prossimità delle manifestazioni per Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027, che vedrà la realizzazione di decine di progetti che coinvolgeranno cultura, impresa e sostenibilità. Il fondo è stato oggetto di un restauro conservativo, realizzato grazie al contributo della Fondazione Friuli e ha permesso di coinvolgere giovani professionisti del settore.

Questo archivio infatti spazia nel periodo tra le due Guerre e, in seguito, documenta i danni causati dal Secondo conflitto mondiale durante il quale Pordenone è stata vittima di numerosi bombardamenti, fino ad arrivare all’importante ricostruzione che ha permesso un’espansione edilizia e industriale senza precedenti.

L’obiettivo di Daniele Antonini è registrare gli avvenimenti del territorio come la visita del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat nel 1966, il passaggio del primo elettrotreno nel 1960, l’inaugurazione del Tiro a volo nel 1961.

Antonini porta a termine anche numerosi reportage fuori dalla città di Pordenone. Documenta il campeggio di Lignano Sabbiadoro nel 1963, esempi di artigianato come la realizzazione delle scarpèts a Molassa (Claut) nel 1954, momenti di vita contadina e familiare.

Infine le immagini degli eventi sportivi, una risorsa preziosa per approfondire la storia dello sport a livello locale, offrendo testimonianze sugli atleti, le competizioni, e contribuendo così a una narrazione completa del passato sportivo del territorio.

Nel fondo restaurato dal Craf sono anche presenti collezioni di cartoline pubblicate nel 1939 in occasione della mostra del Pordenone (Giovanni Antonio de' Sacchis) e della pittura friulana del Rinascimento.

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