Il coraggio secondo Paola Turci: «E’ il rischio che corri per vivere appieno la vita»

La cantautrice romana al festival di Cervignano dopo 7 anni di lontananza dalla musica 

La cantautrice romana Paola Turci
La cantautrice romana Paola Turci

S’intitola «E se l’amore è un atto di coraggio/ Tra le tue braccia ricomincia il mondo» il racconto intimo, intervallato da alcune canzoni, che vedrà protagonista Paola Turci (fresca della pubblicazione di “Amore a dismisura”, la prossima settimana riceverà il Premio Tenco alla carriera) in dialogo con la giornalista Elisa Michellut, domenica 18 ottobre alle 20.45 al Teatro Pasolini di Cervignano del Friuli, nell’ambito del Festival del Coraggio (evento in collaborazione con Euritmica). «Confesso che ho frequentato pochissimo il Friuli Venezia Giulia, l’unica cosa che mi viene in mente – racconta la cantautrice romana – è che la più cara amica di mia madre è friulana, quindi me ne ha sempre parlato. Non ho molti ricordi nitidi, se non di essermi aggrappata a un palo per la bora forte a Trieste, dove mi capitava di passare verso ottobre per la Barcolana».

Sua sorella ha dichiarato: “Paola mi ha insegnato cos’è il coraggio”. Come ha fatto a trasmetterglielo?

«L’avrà detto per il grande affetto che ci lega, ma io penso piuttosto il contrario: è lei che ha insegnato a me ad essere coraggiosa. Certamente entrambe abbiamo avuto esperienze di vita forti, importanti. Ma il coraggio non te lo inventi, non ci nasci. È piuttosto una forma di rischio che ti vuoi prendere, che vuoi correre per scegliere di vivere appieno la vita, con sensatezza».

Dall’altra parte c’è la paura che ci tormenta. Lei ha imparato a gestirla?

«Non ci può essere coraggio se non c’è paura e viceversa. Come vogliamo definire la paura? Un sentimento? Un’emozione dentro di te che a volte ti fa perdere la bussola, l’orientamento? Ma spesso, nel mio caso, mi permette di prendere una decisione, di dire sì o no, di affrontare qualcosa con consapevolezza».

Qual è stata la sua più grande paura legata alla musica, alla sua professione?

«Probabilmente quel momento in cui sono arrivata in ospedale tanti anni fa, nel 1993. Dopo l’incidente in macchina mi portarono lì, il chirurgo mi vide, ero coperta di sangue, di capelli, mi chiese: “come ti chiami?”. E io gli risposi: “sono Paola Turci, la ex cantante”. Avevo paura di non riuscire più ad esserlo».

Per fortuna non è andata affatto così. E in questi giorni è uscito il suo nuovo album “Amore a dismisura”, arrivato come un flusso dopo un periodo di blocco creativo: altra grande paura di ogni artista?

«Sì, che poi sono insicurezze, il timore di essere sbagliata, di non essere capace, di non farcela. La sindrome dell’impostore. Ma sicuramente anche una spinta verso il basso da parte di quelli che magari uno pensa siano amici fidati e bravi collaboratori e invece non lo sono. Quindi insomma, mi sono fermata, non ho scritto, sono stata sette anni senza fare musica, complice anche la pandemia all’inizio. Poi ho provato a cantare, a scrivere, ma evidentemente dentro di me c’era un blocco».

E poi?

«Ho cambiato città, dalla Toscana sono tornata nella mia Roma, e questo pure ha influito, senza dubbio, sulla creatività. Mi sono ritrovata sola e libera. E semplicemente è nato il disco, mi sono lasciata andare».

C’è stato l’apporto di alcuni autori: Bianconi, Motta, Anastasi, Veronica Lucchesi (LRDL). Come si sono inseriti nel lavoro?

«In modo naturale, per via degli incontri con le persone. Per esempio, Motta l’ho incontrato perché moderavamo insieme il libro di Stefano Senardi, un grande discografico del nostro tempo che aveva appena pubblicato un volume dal titolo “La musica è un lampo”, e da lì abbiamo è nata la voglia di scrivere e suonare insieme. Con Veronica Lucchesi è andata più o meno allo stesso modo. Conosco Giuseppe Anastasi da qualche tempo, è un autore fedele, una persona che stimo. Bianconi è sempre la mosca bianca. Io stavo scrivendo di relazioni tossiche, sottomissioni. Facendo parte da tempo della fondazione “Una Nessuna Centomila”, che si occupa di contrastare la violenza contro le donne e sostiene economicamente i centri antiviolenza ero lì, immersa in questo tema. Lui è arrivato con “Miss”, brano che parla di femminicidio:la protagonista Angela si ritrova in una scarpata, violentata e uccisa».

Al Teatro Pasolini, alla conversazione abbinerà qualche canzone. Da dove pesca la scaletta?

«Ci sarà un po’ di tutto. Mi piacerebbe anche includere qualche canzone nuova, è bello farle chitarra e voce».

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