I friulani Sinigaglia: storia di destini e di discriminazioni

La studiosa ricostruisce in un libro le vicende della famiglia: «Il bisogno e il dovere di valorizzare i fatti tramandati»

Valerio Marchi

Studiosi e appassionati di storia accoglieranno con piacere il saggio Io porto memoria. Vicende, legami e destini tra discriminazione e persecuzione (Il Prato Publishing House, 2025) con la cui presentazione alla libreria Tarantola di Udine si apre, oggi lunedì 19 gennaio alle 18, la serie di iniziative scelte dal Comune di Udine per il Giorno della Memoria.

Sara Giovanna Sinigaglia, docente di Lettere e Storia, è nata a Milano nel 1971 e vive in provincia di Varese, ma ha antenati friulani ed ebrei. Sua nonna era Gioconda Visintin, udinese e cattolica; suo nonno Giustino, di Padova, era ebreo. Gioconda e Giustino vissero a lungo da sposati a Udine dove, per inciso, gestirono lo storico ristorante “Vitello d’Oro”.

Lo scrivente ebbe modo di conoscere in parte la storia di questa famiglia quando, anni fa, ricostruì e pubblicò quella di altro un nucleo famigliare vicino ai Sinigaglia, i Gentilli, da cui discende Umbertina, udinese, nata nel 1931, sopravvissuta alle persecuzioni, il cui contributo è stato decisivo per chiunque si sia dedicato allo studio delle presenze ebraiche del ‘900 nell’attuale regione Friuli Venezia Giulia. Ebbene, il lavoro della Sinigaglia non solo aggiunge importanti tasselli al quadro d’insieme, ma apre nuovi scenari: a Udine, Gorizia e Trieste, certo, ma anche a Venezia, Firenze e altrove.

L’autrice ha iniziato a conoscere la storia della sua famiglia grazie ai primi racconti di suo papà Giacomo e, un po’ alla volta, ha scoperto sia l’esperienza vissuta dal nonno sia altre vicende. Talune con esito fatale, come quelle della maestra di religione, la goriziana Rina Sara Luzzatto e di sua madre, deportate ad Auschwitz, o del rabbino all’epoca in servizio a Gorizia, il fiorentino Aldo Orvieto, anch’egli deportato ad Auschwitz con alcuni famigliari.

Colpisce in particolare la parte dedicata alla maestra ebrea triestina Annina Marcella Zaban, che per un periodo curò l’istruzione dei bambini ebrei udinesi espulsi dalle scuole pubbliche. Nel 1944 fu deportata ad Auschwitz e l’anno dopo fu l’unica della sua famiglia a fare ritorno a casa dopo alcuni mesi trascorsi in vari ospedali. Ma preferiamo che siano i lettori a scoprire anche questa vicenda, intensa e commovente.

«Ho sentito – ci confida l’autrice – il bisogno e il dovere di valorizzare storie così importanti che mi sono state tramandate. Nell’arco di una ventina d’anni mi sono avvalsa, di pari passo con le ricerche d’archivio e le altre raccolte di documentazione, della memoria condivisa con Umbertina Gentilli e con altre persone che mi hanno fornito ricordi e materiali preziosi».

Come rileva nella prefazione Gadi Luzzatto Voghera, direttore a Milano del Centro di documentazione ebraica contemporanea (e la cui famiglia, peraltro, proviene da San Daniele), l’autrice ha scelto «la strada difficile della ricostruzione storica, fondata su anni di ricerca meticolosa che viene restituita tuttavia in modalità narrativa»: infatti il libro è denso ma accessibile ad ogni lettore di buona volontà. Ed è coinvolgente perché, come spiega la Sinigaglia: «Dalla ricerca, che partiva come un tentativo di ricostruire vicissitudini lontane che avevano coinvolto mio padre e la sua famiglia, si dipanavano altre storie, un intreccio di vicende e destini che si erano persi in anni di oblio e che riemergevano prepotenti».

Fra i tanti contenuti, la parte finale presenta le vicende del nonno Giustino: dalla sua «straordinaria giovinezza» sino a quando, dopo «gli anni difficili», rientrò a Udine «appena dopo la sua liberazione, ai primi di maggio del 1945». Infine, la ricostruzione degli eventi che segnarono la ripresa della vita ebraica a Udine è stata possibile grazie al «sorprendente rinvenimento di preziosi documenti, dopo quasi ottanta anni dai fatti, sopraggiunti da lontano, dalla terra di Israele». —

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