Le Fenicie di Michela Lucenti a Osoppo: «I personaggi sono contemporanei»
Il lavoro è frutto di una coproduzione con Anà-Thema Teatro e Tiere Teatro Festival

Se la storia della danza contemporanea trova riscontro attraverso una serie di rotture con il passato, azioni, personaggi e vicende remote continuano a ispirare e a nutrire l’immaginazione e la poetica di autori di oggi, in quanto espressione di una contemporaneità che, attraversando il presente, si verifica nella convergenza di arti e linguaggi che si sono integrati.
Referente tra le più autorevoli di espressioni artistiche che intrecciano danza, teatro, canto, rappresentando una rottura di settorialità, è Michela Lucenti, acclamata autrice, coreografa e interprete, che torna al Teatro della Corte di Osoppo sabato 28 alle 20l45, nella stagione di Anà-Thema in prima regionale con Le Fenicie.
Il lavoro, che si è sviluppato in un percorso itinerante di residenze artistiche – una delle ultime è stata proprio a Osoppo – è frutto di una coproduzione con Anà-Thema Teatro e Tiere Teatro Festival e guarda alla tragedia di Euripide, attraversando il dramma di Giocasta e dei suoi figli, Eteocle e Polinice, che affrontandosi si danno vicendevolmente la morte. Una rivisitazione con l’apporto drammaturgico di Maurizio Camilli ed Emanuela Serra per la compagnia di cui Lucenti è capofila dal 2003, Balletto Civile.
Che ruolo ha il mito della tragedia antica in questo lavoro?
«Lo spettacolo sui cui noi lavoriamo da circa due anni, Le Fenicie, secondo me, è interessante perché, a differenza delle altre tragedie, Giocasta è un personaggio molto contemporaneo in quanto cerca di far riflettere Edipo, comunque lo tiene, lo fa tornare a casa e lotta fino alla fine per i propri figli, cioè, fa il primo vero grande lavoro democratico, cerca la riconciliazione, cerca di sanare e di andare contro al destino».
Qual è stato il processo sul testo e come si è sviluppato a partire dal primo studio presentato a Osoppo?
«Abbiamo lavorato a Le Fenicie nel suo arco di tempo reale, con i testi di Euripide, chiaramente riducendoli un po’ perché c’è molta danza. Siamo partiti a Osoppo con un quartetto, ora lo spettacolo ha preso la sua forma, abbiamo fatto un lavoro di un’ora e mezza che ha debuttato al teatro greco di Segesta, ed è stato ripreso a Modena la settimana scorsa. Osoppo è stata una tappa fondamentale. Residenze così, di ricerca pura, sono rare in Italia normalmente le facciamo solo all’estero».
Una grande opera fisica dove lei porta in scena 11 elementi. Che assonanza c’è con l’attualità?
«È uno spettacolo molto politico, di cui c’è bisogno in questo momento, con delle luci basse come un cielo che incombe e una famiglia fratricida con un disperato tentativo femminile, anche Tiresia è donna, un invito alla democrazia che non viene ascoltato e ne consegue la distruzione della casa di Tebe».
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