Nel buio della notte: ecco cosa accade nella scatenata Tellinn

Al “Docs Fest” di Pordenone il documentario dell’estone Vladimir Loginov

Gianpaolo Polesini
Una scena del film Edge of the night
Una scena del film Edge of the night

La fascinazione del buio, della notte. Prendere una cinepresa e scatenarla a otturatore sciolto finché albeggia, è un esercizio davvero intrigante. “Edge of The Night” – da non confondere con l’omonimo singolo degli australiani Sheppard – fa da insegna a un documentario estone firmato da Vladimir Loginov. Significa “a margine della notte”, Edge of the night.

Lo si è visto venerdì sera alle 23 a Cinemazero, terza giornata del Docs Fest di Pordenone. Restando ancora per un attimo agganciati al programma di venerdì 27, suggerivamo l’anteprima nazionale delle 21: “The Beauty of The Donkey”, di Dea Gjinovci. Dopo 50 anni di esilio, Asllan torna nel suo Kosovo con la figlia Dea per ritrovare il villaggio incantato dei suoi racconti.

Poco prima di premere play sul docufilm di Loginov, si è intromesso un pensiero perlopiù poetico: “Ode alla notte” di Fernando Pessoa, inno alla dimensione notturna intesa come rifugio materno, silenzio metafisico e liberazione dalle fatiche della vita cosciente. Ci è sembrato un ottimo viatico per cominciare questo viaggio attraverso Tallinn, la capitale dell’Estonia affacciata sul mar Baltico.

In quanti modi si può vivere la notte? Oh, molteplici. Anche partendo semplicemente da una banale insonnia. «Dentro la mia testa c’è uno sciame», sussurra la voce narrante. «La notte è come il sale: intensifica il sapore dell’oscurità».

Ciò che accade a Tallinn non rappresenta un’unicità. È soltanto un luogo come tanti. Forse certe attività erotiche non sono contemplate in altre città, questo può darsi. Il resto appartiene a una comunità qualunque. Mentre la gran parte della popolazione si corica, altri si svegliano e timbrano il cartellino. Nulla di così improbabile.

Dei tanti frammenti di attività sotto la luna, l’inquadratura dell’uomo che smista la spazzatura pezzo per pezzo alla base di una montagna di rifiuti, è senz’altro la più romantica, se non altro per l’attenzione dell’operaio nel separare ciò che il cittadino ha malamente unito. «L’insonnia distorce la realtà tanto sembra distante, mentre la notte si prende gioco dell’umanità».

Loginov non ha alcuna fretta: il suo non è un montaggio ansiogeno — forse più adatto al giorno, caotico e intraprendente — l’inquadratura insiste su qualunque elemento faccia parte della scena naturale.

Due signore dialogano in un angolo di fabbrica, vigili del fuoco trafficano accanto ai mezzi, sospirano i malati in una corsia d’ospedale, comunicano gli animali nelle gabbie dello zoo e i corpi ammassati in una discoteca. L’odore del sesso si espande nella casa del piacere. La graziosa signorina dalle ciglia spesse risponde alle chiamate d’urgenza, dà consigli, invia l’ambulanza, monitora la situazione senza stress. Infonde sicurezza nell’emergenza.

Gli scambisti nelle dark room indossano una mascherina nera, la stessa che usava Zorro per non farsi riconoscere. Non abbiamo ancora capito come mai nessuno si accorgesse che lo spadaccino coraggioso era Don Diego de la Vega. Misteri di uno sceneggiato mitologico.

Questi ometti con la panza girano seminudi per il locale col bicchiere in mano e con un pezzo di stoffa nera sugli occhi: davvero buffi. Almeno nella celeberrima scena di “Eyes Wide Shut”, quando l’orgia si offre ai nostri occhi, i partecipanti al festino coprono il volto con maschere veneziane serie. Se non hai evidenze fisiche, nessuno ti riconosce.

Comunque. «Una notte insonne non è una festa». Riflessione assolutamente condivisibile. «Una notte insonne — insiste la voce narrante — è una notte solitaria senza sonno. Alla fine ho smesso di controllare l’insonnia, abbracciando la strana elasticità delle ore più buie». Lento, ma affascinante. Una pellicola da sorseggiare. Le immagini non necessitano di didascalie. E anche il nostro amico della notte, finalmente, si è rassegnato: «Ascolto il vuoto e il suo tremolio».

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