Venier “Tom Selleck”: il detective archeologo che indaga a Udine
L’esordio nel genere giallo del friulano Federico Cepile. Un ragazzo morto: la verità giace sotto strati di polvere

C’è un nuovo investigatore privato in città. Il suo nome è Fabio Venier e la sua piazza d’indagine, almeno, nella sua prima avventura Strati di polvere (Abrabooks), è Udine.
Nato dalla felice penna di Federico Cepile, udinese, classe 1981, una laurea in relazioni pubbliche con indirizzo in comunicazione pubblicitaria, Venier è un tipo a cui sarà facile affezionarsi, vuoi i baffi e la corporatura alla Magnum PI, la fortunata serie americana con Tom Selleck, vuoi perché, fin dalle prime battute, si intuisce che la scrittura non deluderà tanto è fluida e mai banale anche nella ricerca delle parole. Il ragionamento dell’autore alias protagonista, è infine lucido e appuntito quanto il caso di cronaca nera richiede.

Romanzo nel quale il lettore si trova a seguire, attraverso gli occhi del protagonista, un’indagine che ruota intorno alla morte di un ragazzo, avvenuta circa quattro mesi prima, è un felice esordio. I suoi personaggi, in primis quello del protagonista, sono costruiti non solo attraverso i presupposti che creano la serialità ovvero le piccole manie, le abitudini irrinunciabili, come il jogging per schiarirsi le idee e la colazione sempre nello stesso bar, ma anche attraverso la sottrazione. Venier non è spericolato, mette grande attenzione a non finire nei guai. Timido con le donne e attentissimo ai segnali provenienti dal mondo femminile, è custode rispettoso dei rapporti d’amicizia di lunga data.
Quanto allo studio dell’archeologia intrapreso da Venier al tempo dell’Università anche se non è sfociato in una professione è diventato comunque un modo, il suo modo, di stare nel mondo. L’approccio del detective è infatti quello di chi, come l’archeologo, ama scavare in profondità, con attenzione e senza fretta.
La scenografia della vicenda con lo studio, le strade e le piazze, il Liceo classico Stellini non sono soltanto luoghi geografici, urbani ma sono soprattutto spazi emotivi che forniscono la mappa di una città trasformata, a tratti irriconoscibile per la quale Venier prova una certa nostalgia. Una città tranquilla, con un centro piccolo molto bello, di tanti locali per l’aperitivo e di bar, che presenta però anche qualche buco nero in cui alcuni delitti efferati non hanno trovato soluzione. Non ci sono sparatorie nel romanzo, né cadaveri esposti con morbosità allo sguardo del lettore. Il ragionamento, la logica e la deduzione la fanno da padroni.
Con Venier sulla scena si muovono un’anatomopatologa, ex compagna di classe, bella e intelligente e un poliziotto, il migliore amico di Fabio, a cui Cepile affida la parte operativa e istituzionale del caso. Ma c’è anche Margherita, personaggio particolarmente riuscito, fidanzata della giovane vittima con cui ci sono tutti i presupposti per un sequel. La cosa bella di “Strati di polvere” è che l’occhio dell’investigatore è umano ma infallibile come quello di Miss Marple.
Venier non presenta il disincanto o l’amarezza di alcuni suoi colleghi di carta, il vicequestore Schiavone di Manzini, ad esempio, né l’appassionata ricerca di giustizia di Montalbano di Camilleri o la struggente malinconia del Commissario Ricciardi di De Giovanni. Nella storia l’investigatore privato Venier che nella sua vita professionale si occupa con altrettanto impegno di casi di tradimenti e furti, è il portatore di uno sguardo umanissimo e gentile per le vittime e i parenti delle vittime, oltre che di un’incrollabile fede nella giustizia.
Il risultato è un’indagine che ha consequenzialità di un domino, ogni tessera posizionata con cura, una dopo l’altra, in attesa di godersi l’effetto caduta. La vicenda, che sembra affondare le proprie radici in attività illecite fatte di furti, violenza e spaccio di droga, rivelerà infatti una verità inaspettata.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








