Federico Basso porta il suo "Profilo Basso" in Friuli: doppio sold out a Tavagnacco e Sedegliano
Il comico di Zelig si racconta dopo l'esperienza al DopoFestival: «Amo l'eleganza di Vianello e Corrado. In scena rido "con" il pubblico, non "del" pubblico»

In questi tempi plumbei alla domanda “come stai?” si risponde con prudenza. La scaramanzia è dominante. Sentirsi dire «Meglio di così non potrebbe andare» ha il sapore di una dichiarazione controcorrente. Federico Basso non tentenna, anzi rilancia. E lo fa con la leggerezza di chi sembra aver trovato un equilibrio raro tra palco, televisione e social.
Lo diciamo subito: “Profilo Basso”, lo show del comico torinese — già di casa a “Zelig” e una star del web— in scena stasera, venerdì 20, a Tavagnacco e domani, sabato 21, a Sedegliano (a cura dell’Ert), è un doppio sold out. Mai perdere le speranze, però. Qualcuno rinuncia sempre: è statistica.
Federico, l’abbiamo vista nel DopoFestival di un Sanremo da poco archiviato. Si è divertito?
«Sarà banale dirlo, ma è un evento che adoro. Esserci equivale a stringere la mano alla felicità. Ero entusiasta quando partecipai alla prima edizione di Conti, del 2015. Stavo in platea con la mansione di porre domande irriverenti. Mi bastò quel ruolo impercettibile per inalare l’aria dello storico teatro. È incredibile la trasformazione della città nei cinque giorni di resistenza musicale. Divertito? Eccome. Stavamo dentro una formula consolidata e viaggiavamo con il pilota automatico inserito. La resistenza, per dire, è stata pure la nostra, costretti giocoforza ai microsonni. Gli amici ci dicevano: tanto domani recuperate. Ma quando mai!».
Immagina una rivoluzione il prossimo anno?
«È possibile, visto il deciso cambio di conduzione. Ogni tanto fa pure bene».
La sua canzone di Sanremo 2026?
«Ammetto il mio sostegno affettuoso a Malika Ayane. Però devo confessare che Sayf mi ha fatto cantare. L’atmosfera di festa che ha sprigionato Sal Da Vinci con la sua hit ha travolto chiunque: dal pubblico della strada alla sala stampa. Lui ha messo in campo la sua esperienza ventennale, mentre il rapper genovese ne incrocerà molte di occasioni per farsi valere».
Qual è il valore del “basso profilo” in rete?
«Mi fa piacere rappresentarlo: è natura, non imposizione. Comunque è un contegno raro in un contesto attuale che spinge alla sovraesposizione. Il web mostra solamente la punta dell’iceberg. Ritengo corretto filtrare sempre i contenuti».
Le fa piacere essere definito “un comico prestato ai social”?
«Sono nato televisivamente a “Zelig”, adattandomi poi ai nuovi media. Ho imparato la grammatica del nuovo habitat, ottenendo dei buoni risultati e raggiungendo un pubblico nuovo. Mi piace l’immediatezza del mezzo rispetto alla tv e vivo la creazione come un processo interamente autogestito. Il trasloco di tre anni fa ha comportato ovviamente un rischio. D’altronde o ti adegui o resti indietro».
Mi viene in mente il celebre sketch di Walter Chiari sul Celledoni, un pezzo di bravura, ma lunghissimo, quasi un monologo. Oggi sarebbe improponibile?
«Corriamo troppo veloci e il lavoro si concentra sull’attualità, cioè sul momento in cui stai scrivendo. La freschezza è l’arma vincente. Come si direbbe in agricoltura: la comicità a chilometro zero».
Lei è autore di sé stesso?
«Faccio tutto in casa, sono un artigiano…».
Della qualità? Mi perdoni la pessima battuta, ma ci stava…
«Diciamo che non lavoro solo fino a domenica».
L’eleganza in scena le fa onore. Lo stile non s’improvvisa: sfoggia sempre un abito intero davanti al pubblico?
«Trovo sia un gesto di rispetto nei confronti degli spettatori. E del teatro. Poi ognuno si adegua al proprio personaggio».
Anche nella tivù dei tempi belli erano tutti inappuntabili.
«Nel mio Pantheon spiccano Raimondo Vianello e Corrado: classe infinita, ironia senza denigrare. Capisce? Io rivendico il principio di ridere “con” e non “di” qualcuno, rifiutando la comicità facile che prende di mira il singolo spettatore a teatro».
Riassumendo: due parole su “Profilo Basso”?
«Raccolgo riflessioni sui vizi e sulle virtù quotidiane e le condivido con voi per normalizzare certe abitudini. Non voglio cambiare le persone, ma farle divertire».
Il Friuli le piace?
«Terra interessante. Saluto qui gli amici Ruggero dei Timidi e Andrea Sottil, mio compagno di classe che allenò l’Udinese. E mi farò fuori una pentola di frico. Sappiatelo».
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