Enrico Melozzi e i “100 Cellos” a Pordenone «La musica è per tutti, è democrazia pura»
Il concerto inaugura venerdì 16 ottobre la stagione del Verdi. Il direttore d’orchestra: «Sarà una serata davvero speciale»

Immaginate il suono di un violoncello, intimo, vibrante, appassionato. Ora moltiplicatelo per decine e decine, fino a formare un’imponente orchestra di violoncelli. Il risultato è un organismo sonoro unico, una massa potente che trema, graffia e accarezza.
È con questa immagine dirompente che venerdì 16, alle 20.30, il Teatro Verdi di Pordenone inaugura la stagione 2026-2027, ospitando in esclusiva regionale i “100 Cellos”, la rivoluzionaria creatura partorita dalla mente e dalle corde di Giovanni Sollima ed Enrico Melozzi.
Quello che ascolteremo in Sala Grande,è un rito collettivo, un esperimento di democrazia musicale che abbatte il muro tra palcoscenico e platea. Accanto al nucleo storico del progetto e ai violoncellisti arrivati da tutta Italia e dall’Europa, siederanno una ventina di musicisti friulani selezionati attraverso una call locale. Tutti insieme, sotto la bacchetta di Melozzi e con Sollima in prima linea come solista, a dimostrare che la musica non è una cattedrale intoccabile ma una piazza viva.
Tutto è nato per gioco, una geniale intuizione, nel marzo del 2012, durante l'occupazione del Teatro Valle a Roma. Un appello lanciato sui social e la risposta di cento sconosciuti che si sono presentati con lo strumento in spalla.
Il programma di venerdì è la perfetta dichiarazione d'intenti di questa filosofia, un viaggio vertiginoso in cui le architetture barocche di Bach e Purcell si sciolgono nelle distorsioni dei Nirvana, dove la grazia di Boccherini e Geminiani dialoga con le atmosfere cosmiche dei Pink Floyd e di David Bowie. Per capire cosa significhi dirigere questa marea d’archi e tenere insieme tanta, meravigliosa diversità, abbiamo intervistato Enrico Melozzi.
Cosa sta alla base di questo progetto a distanza di 14 anni dalla sua nascita?
«“100 Cellos” è diventato ormai un punto di riferimento per conservatori, scuole di musica e famiglie, oltre che per il pubblico che adora questo format. E pensare che all’inizio eravamo visti tutt’altro che bene, soprattutto dal mondo accademico, perché il nostro modo di fare musica, lontano dalle convenzioni, veniva inteso come qualcosa di deviato. Ora invece accade il contrario, quando apriamo una call per la chiamata dei violoncellisti, in poche ore questa si chiude, le richieste sono tantissime e molti professori ci mandano entusiasti i loro allievi gasatissimi di poter far parte di questa speciale orchestra. Abbiamo avuto e abbiamo musicisti di ogni età ed estrazione, dal professionista consumato all’amatore, in una fascia d’età che va dai 4 agli 80 anni».
Cosa significa dirigere un’orchestra così speciale?
«Non è facile, perché non è un’orchestra canonica, ed il gesto fa la differenza. Io e Giovanni Sollima ci divertiamo un mondo, capita di dirigere a quattro mani ed è un vero piacere, uno spasso. Ci inventiamo i gesti, di modo che risultino comprensibili a tutti. È invenzione, comunicazione pura. Il suono che si produce è meraviglioso, non è quello del violoncellista navigato, ma è soprattutto quello che esce dallo strumento del giovane appassionato che ci mette l’anima e la gioia di condividere un palcoscenico così inclusivo».
Uno sguardo al programma. Come si costruisce un discorso musicale tanto trasversale, evitando il rischio del “medley”?
«Io e Sollima abbiamo subìto diverse copiature del progetto, ma nessuno è andato in porto, perché noi, oltre che ad essere violoncellisti, siamo compositori, orchestratori, sappiamo bene scrivere e manipolare la “pasta sonora”. Lontani dai cliché, teniamo conto di tutto, e risultiamo, senza falsa modestia, inimitabili. Spaziamo tra generi e repertori con la tara delle nostre esperienze, tutt’altro che desuete. Questo piace molto e arriva al pubblico in modo diretto».
Un consiglio al pubblico che verrà ad ascoltarvi.
«Che venga come quando si va ad una cena tra amici. Rompiamo lo schema che vede da una parte il colto di musica e dall’altra l’ignorante. Non c’è da temere di non sapere, la musica arriva a tutti, è democrazia pura. Non studiatevi il programma e ne usciremo tutti contenti, divertiti ed entusiasti di aver goduto insieme di una serata musicale davvero speciale».
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