Da Volta a Marconi, la storia che ci ha reso connessi: a Pasiano la mostra «Onde che cambiano il tempo»
Inaugurata nella Sala Damiani la grande esposizione che ripercorre l'evoluzione della radio e delle telecomunicazioni: aperta fino al 28 febbraio in rete con il Mirs

Prima di arrivare al telefono che abbiamo in tasca c'è stato un ragazzo che cercava di far viaggiare un segnale senza bisogno di un filo. E prima ancora una lunga catena di scoperte, intuizioni, esperimenti. La mostra «Marconi – Onde che cambiano il tempo», inaugurata ieri a Pasiano dalla sindaca Marta Amadio e altri ospiti istituzionali nella Sala Damiano Damiani del Parco dei Molini, prende il visitatore proprio da qui: da un mondo in cui comunicare a distanza era una conquista, non un gesto automatico. E racconta come quelle onde invisibili abbiano finito per cambiare non soltanto la tecnologia, ma la vita di tutti.
Il percorso, visitabile fino al 28 febbraio, non è riservato agli appassionati di radio né richiede particolari conoscenze scientifiche. Oggetti, apparecchi e testimonianze accompagnano lungo una storia che comincia ben prima di Guglielmo Marconi, con gli studi sull'elettricità di Galvani e Volta, le ricerche di Faraday, Maxwell e Hertz, i progressi del telegrafo e del telefono. Sono i tasselli sui quali il giovane inventore costruisce la sua intuizione decisiva: liberare la comunicazione dai cavi, spingere i messaggi oltre gli ostacoli, farli arrivare sempre più lontano.
Dagli esperimenti di Villa Griffone si passa così al collegamento attraverso l'Atlantico, una distanza che sembrava mettere alla prova l'idea stessa di trasmettere un segnale. Poi quella scoperta esce dai laboratori e sale a bordo delle navi, dove le richieste di soccorso possono raggiungere qualcuno anche da lontano; entra nella circolazione delle notizie e, con la radio, nelle case, portando musica, voci e programmi. La mostra segue anche il passaggio dall'invenzione ai brevetti, alle imprese e alle reti di comunicazione: perché un'intuizione, per cambiare davvero il mondo, deve diventare qualcosa che le persone possano usare.
«Dietro ogni apparecchio c'è una tappa di una storia molto più grande», osservano Alessandro e Luca Battocchio di Antique Radio Magazine, con cui è nato il progetto. L'intento è rendere percepibile questa trasformazione anche a chi non ha familiarità con la tecnica. Non una successione di macchine da ammirare a distanza, dunque, ma un invito a riconoscere nei dispositivi di ieri l'origine di abitudini che oggi ci sembrano naturali. Il racconto non presenta Marconi come un genio isolato: ne mette a fuoco la capacità di raccogliere ricerche precedenti e trasformarle in una soluzione destinata ad avere conseguenze enormi. E restituisce anche la dimensione umana di un'avventura scientifica fatta di tentativi, ostacoli superati e risultati che aprivano ogni volta possibilità nuove.
La visita prosegue idealmente a pochi passi, al Mirs, Museo Interattivo della Radio e della Società, dove un «corner marconiano» approfondisce la figura dell'inventore e le visite guidate collegano i due percorsi. «Partire da Marconi per arrivare a una domanda che ci riguarda da vicino: che cosa significa vivere connessi?», è la proposta del coordinatore del museo Luca Marigliano. Guardare indietro, insomma, per accorgersi di quanto la possibilità di ricevere un messaggio, ascoltare una voce lontana o conoscere in tempo reale ciò che accade altrove abbia modificato le relazioni e il nostro modo di stare al mondo. E forse anche per ritrovare un po' di meraviglia davanti a gesti diventati troppo facili per sorprenderci ancora.
Curata da Mosè Edizioni – Antique Radio Magazine in collaborazione con Eupolis Studio associato, con il coinvolgimento del Comune di Pasiano e della Fondazione Guglielmo Marconi, l'esposizione si inserisce nel percorso verso Pordenone Capitale italiana della cultura 2027. Un unico biglietto consente di visitare sia la mostra sia il Mirs, anche in giornate diverse. Apertura il sabato dalle 14 alle 18, la domenica dalle 10.30 alle 13 e dalle 14 alle 18.
Informazioni su www.mirsmuseo.it. Un'occasione per scoprire che la storia del nostro presente connesso comincia molto prima dell'accensione di uno schermo.
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