Nuovi vandalismi contro la sede della Lega a Udine: adesivi provocatori dopo le scritte offensive
Dopo le frasi insultanti, compaiono sulle vetrine simboli antifascisti, l’alabarda e il volto di Stalin. Il Carroccio parla di clima politico esasperato e chiede più videosorveglianza: il Comune valuta l’installazione di una telecamera. Indagini in corso

Adesivi con l’alabarda triestina, loghi di movimenti antifascisti e il volto di Stalin sono apparsi ieri mattina sulle vetrine della sede cittadina della Lega. Una nuova sorpresa dopo quella del giorno precedente, quando nello stesso punto di via Aquileia erano state realizzate scritte offensive con lo spray rosso.
E il “bis” ha scaldato ulteriormente gli animi nel Carroccio udinese, con il segretario provinciale Graziano Bosello che ha espresso «preoccupazione per possibili episodi più gravi in futuro».
Lo stesso ha chiamato subito il sindaco Alberto Felice De Toni, per avvisarlo di quanto avvenuto: «Mi ha espresso la sua solidarietà e rassicurato che parlerà con il comandante della polizia locale per installare una telecamere nella zona dove ora non c’è la videosorveglianza».
A chiedere maggior sorveglianza è anche la commissaria cittadina del partito, Giulia Agostinelli: «Da piazzetta del Pozzo in su, via Aquileia sta diventando una zona poco tranquilla». Sul gesto in sè, osserva: «Ci hanno preso di mira, ma sono atti vili e simbolicamente violenti fatti da gente frustrata che usa il volto di Stalin e millanta democrazia. Ma non ci demoliscono, anzi». Gli adesivi, peraltro, sono stati rimossi così come già il giorno prima era stato fatto con le scritte.
Bosello, inoltre, ricorda la solidarietà ricevuta già sabato per l’atto vandalico, anche da esponenti di sinistra del Consiglio regionale, e punta il dito verso un «clima politico che non è dei migliori», parlando nuovamente di «un fascismo rosso. Ormai la violenza fa parte del metodo di contestazione e non è più accettabile. Siamo a livelli alti di esasperazione. La Lega non è mai andata ad attaccare o a disturbare un evento della sinistra, al contrario invece non è così».
In questo senso, il segretario provinciale cita anche il raid subito dalla redazione torinese de La Stampa nei giorni scorsi: «Un fatto gravissimo che ci fa ritornare al Ventennio. Bisogna prendere i provvedimenti del caso». Su chi sia l’autore, comunque, rimane ancora il punto interrogativo, così come se sia lo stesso degli insulti scritti qualche ora prima. Per far luce su entrambi gli episodi, stanno indagando le forze dell’ordine.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








