Unioni dei Comuni, rivoluzione al via: ecco il nuovo Friuli

UDINE. La maggioranza fa quadrato attorno alla riforma degli enti locali. Difende l’operato dell’assessore Paolo Panontin. E ribadisce - come aveva più volte avuto modo di dire la presidente Serracchiani - che dalla nascita dell’autonomia questa è la più importante riforma che coinvolge gli enti locali.
Una norma - ave precisato - che va nella direzione della modernità, vale a dire dell’efficienza e dell’efficacia dei servizi che il settore pubblico è chiamato ad erogare ai cittadini.
«La riforma degli Enti locali, con tutte le sue complessità, sta andando avanti e, nonostante alcune difficoltà sui territori, auspichiamo – come Partito democratico – che la costituzione delle Uti sia l’occasione, tenuto conto anche delle premialità di legge, per una messa in rete dei servizi a rilevanza amministrativa».
A ribadirlo è il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Diego Moretti. Riguardo alla fase di attuazione della riforma degli Enti locali che è entrata ormai nel vivo con il rush finale dedicato alla conferenze dei Comuni, il capogruppo dei dem auspica «una fattiva collaborazione dei Comuni e che i sistemi premiali previsti vengano utilizzati per anticipare al 2016 la condivisione dei servizi tra i Comuni».
Inoltre, aggiunge Moretti, «proprio l’approvazione della legge regionale 26/2014 ha fatto sì che nel territorio regionale si inizino a delineare ipotesi di fusioni comunali, senza che ciò significhi perdita dell’identità di ciascuna comunità».
E mentre il Pd conferma, blindandola, la bontà della riforma. l’assessore alle Autonomie locali, Paolo Panontin, afferma di non essere assolutamente preoccupato che alcune Uti saranno commissariate perché non hanno ottenuto la doppia maggioranza (60 per cento della popolazione e 60 per cento dei Comuni facenti parte della singola Uti).
«Francamente - precisa - non sono stupito che siano sorte alcune difficoltà anche perché oltre ad averle previste erano state ampiamente preannunciate. Per quanto mi riguarda, sono ottimista e quindi in un modo o nell’altro troveremo le necessarie soluzioni».
In una mail che aveva inviato a tutti i Comuni, lo stesso assessore aveva ribadito quella che, a suo avviso, è una necessità impellente: la riduzione del numero delle amministrazioni locali. Un percorso tutt’altro che facile - aveva sottolineato - non fosse altro perché, a oggi, sono soltanto tre i Comuni nati da fusione: Campolongo Tapogliano, Rivignano Teor e Valvasone Arzene.
«La maggior parte dei Comuni (128 su 216, ossia il 59,3 per cento del totale) - aveva scritto Panontin - ha una popolazione inferiore a 3 mila persone e vi risiede soltanto il 15,4 per cento degli abitanti. In molti casi, inoltre, a una struttura demografica debole corrisponde un territorio vasto e oneroso da gestire, nonostante sappiamo che nella maggior parte dei casi, tali Comuni sono ubicati su territori contigui, hanno medesime caratteristiche geografiche ed economiche, presentano una struttura organizzativa simile, con uffici che svolgono le stesse attività». Da qui la necessità «di razionalizzare l’amministrazione locale».
La Regione non solo tira dritto, ma si dice certa che alla fine saranno i cittadini a decretare la bontà della riforma. Resta il fatto che diverse Uti saranno commissariate, a cominciare da quella che comprende anche il capoluogo friulano, per arrivare all’approvazione dello Statuto.
La decisione su quali figure professionali saranno chiamate ad assumere il ruolo di commissario, Panontin annuncia che la decisione sarà presa la prossima settimana dall’esecutivo regionale con un apposito “atto di indirizzo”. «L’ipotesi più verosimile - aggiunge - è che ci avvarremo delle strutture regionali e quindi dei funzionari, e in alternativa o in aggiunta anche di segretari comunali».
Nelle Uti dove nella seconda fase alcuni singoli Comuni non procederanno all’approvazione dello Statuto, sarà nominato un commissario ad acta per superare l’ultimo scoglio.
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