Sacile non ci sta: «Centralisti, diserto il voto»

Roberto Ceraolo annuncia la sua “assenza volontaria”: «Una riforma frettolosa che ci penalizza»

PORDENONE. «Roberto Ceraolo assente volontario». La sedia vuota sarà oggi quella del primo cittadino di Sacile, alla conferenza dei sindaci per l’esame dello Statuto Uti.

Ceraolo, sindaco del Comune capofila dell’Ambito, futura Uti del Livenza, non ci sta e dice no alla rivoluzione amministrativa delle Unioni territoriali intercomunali. Ha spedito le ragioni del no ai colleghi di Aviano, Polcenigo, Budoia, Caneva, Brugnera: è il secondo colpo di scena annunciato dopo il suo ricorso al Tar contro le Unioni.

«La legge regionale 18/2015, ex 26/2014, è sbagliata, centralistica e in contrasto con la tutela degli interessi delle comunità locali - Ceraolo ha presentato ricorso al Tar in primavera contro la riforma -. Sarebbe spiacevole cominciare un percorso collaborativo tra i Comuni con divisioni sui contenuti dello strumento, lo Statuto in fieri, che ne determina la nascita». Il sindaco di Sacile, Comune capofila dell’Ambito, quindi dell’Uti del Livenza, aveva elaborato una bozza di Statuto.

«L'impegno istituzionale era previsto dalla legge 18/2015 - ha spiegato Ceraolo -. Con spirito collaborativo ho trasmesso una bozza di Statuto che era frutto di incontri tra i sindaci, cercando di esprimere una sintesi positiva delle diverse sensibilità manifestate».

Ma sulla bozza di Statuto all’ordine del giorno dell’assemblea di oggi, Ceraolo ha storto il naso. «Quella in discussione presenta contenuti profondamente diversi - è stato l'appunto - in particolare per quanto riguarda l’applicazione dell'articolo 13 della legge ex 26/2014».

Il ricorso al Tar del Comune di Sacile è stato il primo no alla legge sulle nuove Unioni. «Non siamo contro le aggregazioni - ha ribadito Ceraolo -. Ma non vogliamo che gravino sui bilanci del Comuni virtuosi». La rivoluzione amministrativa non ha convinto i poteri forti nel Giardino della Serenissima.

«La giunta ha approvato la delibera che autorizza il sindaco a impugnare la legge regionale - ricorda -. Era migliore l’idea di un’Uti provinciale a sinergie allargate». Le ragioni della “disubbidienza” alla Regione? «La tutela dell’autonomia dell’ente locale» dice il sindaco e boccia la riforma. «È figlia della fretta e non tiene conto dell’impatto sulle realtà virtuose e senza sprechi di danaro pubblico. Come Sacile».

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