Una mamma campionessa L’olimpionica Chiara Cainero si racconta agli studenti

La campionessa olimpica Chiara Cainero, vincitrice di 27 medaglie (11 ori, 7 argenti e 9 bronzi), laureata in Pubbliche relazioni, in Nazionale di tiro a volo a 22 anni, sposata e mamma di due figli in età prescolastica, si racconta agli studenti, tracciando il suo percorso sportivo ma anche illustranndo la sua vita privata.

Quando è cominciata la sua carriera e perché ha scelto questa disciplina?

«A 14 anni, l’età utile per cominciare a sparare. Prima di praticare questa disciplina ho praticato vari sport come pattinaggio e pallavolo. Ho scelto il tiro a volo perché mio padre era un tiratore a livello amatoriale».

A proposito di suo padre, come è stato durante le gare con lei? L’ha sempre seguita?

«Non ha mai preteso che vincessi, è sempre stato presente ma in disparte. Mi ritorna in mente quando avevo vinto l’oro olimpionico a Pechino e dopo la vittoria lui si aggirava disperso per gli spalti, come se non avesse realizzato che avevo vinto...».

È difficile conciliare sport e famiglia?

«Non è difficile, c’è bisogno di una grande organizzazione; io ho la fortuna di essere aiutata da i miei genitori. I miei figli sono abituati a “vedere la mamma che parte e dopo qualche giorno torna”».

Quale è stato il più grande traguardo raggiunto nella carriera sportiva? E nella vita privata?

«Per la vita sportiva è stato l’Oro a Pechino 2008 e l’Argento a Rio nel 2016. Nella vita privata essermi sposata e la nascita dei due figli».

Quanto bisogna prepararsi prima di una Olimpiade, un Mondiale o un evento importante? In cosa consiste questa preparazione?

«Per l’Olimpiade 4 anni di preparazione, dall’anno successivo alla precedente Olimpiade fino alla successiva (per esempiio dal 2017 a Tokio 2020). La mattina faccio del lavoro tecnico al campo di tiro a volo di Porpetto, dalle 9 fino alle 12-13. La sera dedico tempo alla preparazione fisica».

Ritiene più importate il talento o il lavoro per eccellere nel tiro a volo?

«Il talento è una fiamma che va alimentata, perciò è importante del duro lavoro per tenerla viva».

Invoglierà i suoi figli a seguire le sue orme?

«Come ha fatto mio padre con me, aspetterò che me lo chiedano loro. Considero che debbano scegliere da soli cosa fare».

Dato che ha girato il mondo, c’è un paese che le è rimasto nel cuore?

«Mi è piaciuta moltissimo l’Australia ma non cambierei mai l’Italia».

A quante olimpiadi ha partecipato?

«Quella di Tokyo sarà la quinta Olimpiade, nel 2008 a Pechino ho vinto l’Oro, nel 2016 a Rio l’Argento dietro ad un’altra italiana».

Una curiosità: di che cosa sono fatti i piattelli e come si spara?

«I piattelli sono di materiale friabile e partono con un comando vocale. Bisogna acquisire l’anticipo visivo».

Quando ha incontrato suo marito?

«Ci siamo incontrati a Milano nel 1998, sposandoci nell’ottobre 2004».

A tanti atleti si chiede cosa faranno “da grandi”, ma questo è uno sport che permette di andare avanti fino ad un’età avanzata. Lei cosa pensa di fare?

«A dire il vero sono indecisa; vorrei partecipare di più alla vita familiare ma allo stesso tempo, arrivata a questo livello, mi piacerebbe rimanere nello sport, magari diventando direttrice di un campo di tiro a volo».















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