Udine, il centro si riempie nel primo weekend con il coprifuoco: la gente vuole uscire nonostante l’emergenza

Bar e ristoranti affollati fino alle 18. Anche i negozi hanno lavorato bene Esercenti e commercianti: «Lo Stato deve aiutarci, gli incassi sono in calo»
Le immagini di sabato sera a Udine prima delle 18 (orario di chiusura dei bar)
Le immagini di sabato sera a Udine prima delle 18 (orario di chiusura dei bar)

UDINE. Il primo fine settimana da “regione gialla” per l’emergenza coronavirus, ha spinto le persone in città a scapito delle aree commerciali dell’hinterland. Sabato, al mattino come nel pomeriggio, complice anche la bella giornata di sole, molte famiglie, tante coppie e moltissimi giovani si sono riversati in centro, riempiendo i bar all’aperto e i negozi. È andata bene anche per i mercati all’aperto, con viale Vat e piazza XX settembre che hanno registrato buone presenze.

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Sabato positivo, quindi, per baristi e ristoratori del centro, nonostante l’obbligo di chiusura alle 18. Per loro fortuna, questo anticipo di estate di San Martino, sta portando una boccata di ossigeno a un comparto messo in ginocchio dall’emergenza coronavirus. Anche i negozianti hanno registrato buoni affari e nonostante tutte le difficoltà del momento, le impressioni sull’andamento della giornata sono state positive.

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Le persone a spasso per la città si sono dimostrate molto rispettose delle prescrizioni anti-Covid, con mascherina sempre indossata (tranne che ai tavolini dei locali) e distanze interpersonali mantenute.

Ma non è sufficiente una giornata di sole per far sorridere gli esercenti. «Con il bel tempo la gente esce e vive il centro della città – ammette Giovanni Del Vasto del bar San Giacomo – ma la chiusura alle 18 per noi è una mazzata. A quell’ora di persone in giro ce ne sono ancora molte e noi vediamo sfumare gli incassi che avremmo potuto fare fino a mezzanotte. Senza contare – aggiunge – che dalle 17 scatta la corsa all’aperitivo, dando vita ad assembramenti davanti ai locali nel tentativo di riuscire a bere qualcosa. Siamo all’assurdo».



I baristi si vedono privati della clientela del pre e dopo cena, che soprattutto nei fine settimana faceva incassare cifre importanti. «La cosa grave – prosegue Del Vasto – è che le entrate sono diminuite, ma le spese sono sempre le stesse: gli affitti dobbiamo pagarli, le tasse pure, così come i dipendenti. Non è semplice andare avanti. La nostra categoria continua a perdere soldi, quindi speriamo che la politica si passi una mano sulla coscienza e ci venga incontro. Per ora l’ha fatto solo il Comune di Udine, dandpoci la possibilità di occupare il plateatico – chiude l’operatore di piazza San Giacomo – aspettiamo al varco Regione e Stato. Con le parole non tiriamo avanti, servono i fatti».

Il comparto di baristi e ristoratori è in difficoltà, e lo si nota anche dalla poca voglia di investire nelle luci di Natale. Rispetto al passato, le quote per le luminarie sono sempre più basse e c’è chi, come via Poscolle, non ha ancora pensato a come organizzarsi. Non è un caso se metà dei fondi messi a disposizione dal Comune per gli addobbi (33 mila su 60 mila euro) non sono stati assegnati.

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Le persone, però, hanno voglia di continuare a vivere il centro della città, come dimostrano anche le foto pubblicate qui sopra, con piazza San Giacomo e via Mercatovecchio affollate a ridosso dell’orario di coprifuoco.

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